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03.02.2015

Carver e la poesia della “resistenza”

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L’incedere della malattia non sconfigge il desiderio di bellezza e di affezione del malato. L’uomo caduto, che accetta la sua sentenza, ama, desidera, spera.
In Abbi cura, la poesia della “resistenza”, emerge il desiderio di una temporaneità eterna, non un gioco di parole, bensì espressione di un sentimento di totalità destinato alla donna amata, ai figli, alle persone coinvolte nell’esistenza di un essere umano. Nel promettere e desiderare amore fino all’ultimo respiro, l’uomo identifica la sua sopravvivenza con il legame affettivo che perdura. Si realizza così quella eternità affettiva che concede speranza e accettazione positiva. Anche in questa poesia, Carver non chiede tempo, ma coraggio per affrontare con fedeltà nell’amore ciò che muta contro il suo volere. Nel dire con l’ultimo respiro moglie, nell’aspirare il profumo di promessa che regala fiducia, la resistenza non assume i contorni di una ribellione contro l’inevitabile, ma si compie come preghiera di dignità e tenerezza, necessarie per affrontare l’ultimo passaggio.

Rose

Dalla finestra la vedo chinarsi sulle rose
reggendole vicino al fiore per non
pungersi le dita. Con l’altra mano taglia, si ferma e
poi taglia ancora, più sola al mondo
di quanto mi sia mai reso conto. Non alzerà
lo sguardo, non subito. È sola
con le rose e con qualcosa che riesco solo a pensare, ma non
a dire. So bene come si chiamano quei cespugli
regalatici per le nostre nozze tardive: Ama, Onora e Abbi Cura…
è quest’ultima la rosa che all’improvviso mi porge, dopo
essere entrata in casa tra uno sguardo e l’altro. Ci affondo
il naso, ne aspiro la dolcezza, lascio che mi s’attacchi addosso – profumo
di promessa, di tesoro. Le prendo il polso perché mi venga più vicina,
i suoi occhi verdi come muschio di fiume. E poi la chiamo, contro
quel che avverrà: moglie, finché posso, finché il mio respiro, un petalo
affannato dietro l’altro, riesce ancora a raggiungerla.

Moglie, figlia, madre, padre, fratello. Nel concludersi di un’esistenza ci sono persone ed affetti che perdurano. Ripetere “moglie, finché posso, finché il mio respiro riesce ancora a raggiungerla”, significa esistere, proporre con decisione il proprio essere persona che ama e che, umanamente, avverte la sofferenza di un addio ormai certo. Comunicare il sentimento d’amore, che è rappresentazione di una bellezza che non si lascia sconfiggere dalle avversità, equivale ad esistere. Nonostante tutto, finché l’ultimo petalo di vita affannato lo permetterà.

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