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03.10.2012  |  Volontari

Il laboratorio teatrale per i volontari

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Luciana o Lucianina come la chiamo tra me e me è una nostra volontaria del long day. È una donna riservata, si muove in punta dei piedi, osserva con i suoi grandi occhi scuri indagatori ed ha anche il dono di verbalizzare le emozioni come quelle vissute venerdì scorso, in casa Vidas,  durante il laboratorio teatrale di formazione per i volontari.

..uno, nessuno, centomila pensieri dopo la prima sessione, e mia partecipazione, al LABORATORIO TEATRALE…

Ormai da troppi giorni mi scontro con una serie di eventi che sorgono e si sviluppano per essere deliberatamente, programmaticamente contro di me: tutto mi rema contro, mi si oppone, diventa ostacolo, mi è antipatico e mi fa, come minimo, infuriare. Ma, come in ogni deserto che si rispetti, si deve sempre trovare una vera oasi ( non un falso miraggio, o una seduttiva fata Morgana) così, anche nel mio piccolo deserto, non esiste solo la sequela noiosa di accidenti, di fatti deleteri.

Ecco, qualcuno lo sa, qualcuno non lo sa ancora, ma proprio a quel qualcuno lo devo dire: mi è capitato uno straordinario evento favorevole! Quando? Venerdì 28 settembre h.14,30.

Mi trovo nel salone di Casa Vidas, in tenuta cosiddetta “comoda”, facendo finta di essere disinvolta ( non mi riesce mai ) aspettando, con gli altri, l’avvio del “LABORATORIO TEATRALE”… un corso che ci è stato proposto-offerto dalla vulcanica, indomita Roberta, “formatrice” di schiere di volontari per il Vidas.

Mi cresce dentro una sempre più incontrollabile emozione, sono titubante e, insieme, fiera di essere qui: come una formichina ingorda in mezzo alla torta di… miele.

Mano a mano che si procede, avverto che qualcosa sta accadendo anche dentro di me. Ad un certo punto mi vedo come un girino che sguazza nello stagno con tutti i suoi simili: bell’ambiente, propizio ai volteggi, ai giochi… Succede che registro un tramestio interiore.

Il blocco freddo e duro, che si era annidato in un cantuccio illudendosi di resistere ad ogni attacco, comincia a cedere, ad ammorbidirsi, a disorientarsi e, infine, a sciogliersi.
Il mostrino rigido, sempre sulla difensiva, scivola verso uno stato più…fluido.

È proprio piacevole, un bel sentirsi, sussurro dentro di me. Una sensazione di strano calore che, dapprima lentamente, poi con maggiore energia, si espande, si mette a correre nelle vene ( e perché no, anche nelle arterie!) è come un imprevisto, nuovo componente del mio vecchio, obsoleto sangue.

Allora cammino disinvolta, saltello, mi dinoccolo… Con tutti gli altri compongo : T, Y, Z, cerchi, rettangoli, triangoli, senza alcun pensiero che mi turbi, non mi sfiora nemmeno l’idea di apparire buffa o goffa, mi sento seriamente impegnata, come sanno esserlo i bimbi, quando giocano davvero.

Scopro che “posso anch’io” nonostante tutto. E guardo: gli sguardi si incrociano, si cercano, si incontrano, si fermano… sempre più puliti, profondi.

Lo sguardo dell’altro mi si rivela come il mio TU, nel quale mi specchio, e il riflesso di me stessa mi stupisce, mi disarma.

Non so più cosa mi stia succedendo, so solo che sento la voglia di andare avanti, di esplorare cosa ci sia “oltre”, sicura, già lo sento fin da ora, che sarà qualcosa di inaspettato, ma assai bello

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