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11.11.2015  |  Eventi e iniziative

La responsabilità fa davvero la differenza

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Metti una sera insieme un grande calciatore che si rifiuta di vivere, come potrebbe, sugli allori di grandi imprese; un magistrato che un quarto di secolo fa combatteva sul fronte della corruzione pubblica e privata e oggi continua la sua battaglia a riflettori spenti; una giovane giornalista innamorata di Internet e che lotta perché l’immensa piazza informatica sia strumento di bene. Aggiungi un moderatore quale il nostro presidente Ferruccio de Bortoli, capace di stimolare da par suo tali ospiti, e otterrai un’ora di dialogo piacevole, rapido e serrato e quanto mai denso di spunti.

I relatori della serata La responsabilità fa la differenza

Sotto le belle volte del MUDEC realizzate dall’architetto londinese David Chipperfield, si è ritrovato il pubblico affezionato di Vidas per la serata conclusiva dei seminari sul tema della responsabilità. Serata insolita per le modalità e per l’atto conclusivo con un concerto dell’Orchestra dei Popoli, stupendo atto d’amore tra genti e generazioni diverse, ritmi bellissimi d’ogni parte del mondo che ci hanno parlato di dialogo, di fratellanza, di gioia di stare insieme e scoprire la differenza quale retaggio di speranza. Proprio come suggeriva il titolo di quest’ultimo atto tra parole e musica: la responsabilità fa la differenza.

Javier Zanetti, vice presidente dell’Inter e presidente della Fondazione Pupi Onlus, ha ricordato gli anni in cui nemmeno poteva immaginare di diventare un giorno il grande campione di calcio, El tractor, secondo il suo trascinante e inequivocabile soprannome, amato e stimato anche da chi ama altre bandiere che non siano quella nerazzurra. Un’infanzia di sacrifici, di povertà, stimolata dall’esempio di madre e padre fino all’approdo in Italia. Il giocatore argentino non dimentica e così nel 2001 crea a Buenos Aires la Fondazione Pupi che si occupa del bambini bisognosi del quartiere dove è nato. Bambini ad alto rischio di cadere preda di delinquenza e malaffare.

Erano 34 allora, oggi sono 250 che assistiamo giorno dopo giorno – spiega Zanetti – Non è facile e non voglio nascondere le difficoltà che tuttora incontriamo, ma quei bimbi sono il futuro possibile del mio Paese. Alcuni del primo anno, diventati adulti, fanno oggi volontariato. È un segnale di speranza che mi conforta.

Ricordi?

Molto spesso pronunciamo parole e siamo convinti di conoscerne appieno il significato – continua Zanetti – Ma quando vedi alcuni piccoli che fuggono davanti alla doccia, impauriti da quell’oggetto misterioso che sparge acqua, ti rendi conto che cosa significhi povertà e quanto devi lottare, giorno dopo giorno, per restituirli con dignità alla vita d’ogni giorno.

Dai bimbi ai giovani che a migliaia incontra l’ex magistrato e scrittore Gherardo Colombo nelle scuole, in aule per il magistrato importanti tanto quanto e forse più di quelle del Palazzo di Giustizia.

Che cosa dico ai ragazzi? Che la libertà non è fare ciò che si vuole, ma rispettare le regole, non c’è libertà fuori dalle regole. Giorno dopo giorno, scuola dopo scuola, ho capito che non serve fare la lezione, ma creare con loro un percorso, farli parlare. I giovani sono disponibili a essere coinvolti, ma rifiutano il ruolo di spettatori, compresi gli imperativi intesi come obbligo.

Colombo sottolinea le difficoltà che incontra quale conduttore di un simile dialogo, che nascono non già in quegli incontri ma fuori dalle aule, in una società che parla molto di diritti e non si occupa dei doveri, nella quale prevale il suddito che chiede favori piuttosto del cittadino. Aspettiamo l’elargizione del signore, ignorando che i diritti diventano tali perché sono emanazione d’un dovere.

Devo pagare le tasse per diventare soggetto di servizi e quindi di diritti.

A proposito di diritti c’è un luogo dove sono in molti a supporre debbano essere esercitati senza limiti e confini. Il suo indirizzo è piazza Internet

anche se è un luogo che non esiste – ci ricorda la giornalista e blogger Donata Columbro – coincide con la realtà e ci permette di essere ubiqui. In quella piazza si può fare del bene o del male, si pensi al furto o allo spionaggio, dipende da chi si frequenta e soprattutto da chi sta alle spalle dei nostri frequentatori.

Ancora una volta è forte il tema della responsabilità che nel mondo virtuale significa coniugare il diritto all’anonimato con il dovere e il coraggio di assumere la paternità delle nostre affermazioni. È la responsabilità diretta che fa la differenza. Donata Columbro ci ricorda che la nuova tecnologia non è fatta solo di drammatici temi planetari: è anche il miracolo di Gonzalo, un senza tetto che viveva in una macchina e che trova aiuto in una formidabile catena di bene virtuale. Uno su un milione dei tanti, positivi esempi.

Ovunque lo sguardo giriamo, è la nostra responsabilità che fa la differenza, insieme all’esercizio alla quotidiana cultura del rispetto. Si finisce così con un’amabile provocazione che Colombo rivolge a Zanetti:

Lo chiedo a lei che nell’infinita carriera è stato espulso una volta sola e ciò la dice lunga sul suo senso di responsabilità: perché nel calcio si dice e scrive che il tal giocatore non é stato abbastanza cattivo per indicare determinato?

El tractor sorride anche se in realtà la domanda andrebbe posta a noi cronisti che imponiamo ritualità verbali che trovano larga eco.

Io cerco per quel che posso di dare esempio e trasmettere valori – risponde Zanetti – Nella scuola calcio che gestisco con Cambiasso (altro grande campione dell’Inter del recente passato, ndr) di fronte a un bimbo che piange a causa di genitori ossessivi, non ho dubbi: cartellino rosso a mamma e papà e tanti saluti.

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