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13.12.2018  |  Operatori

Non è più Natale…

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“Dottoressa, mi sembrava di stare meglio ma adesso che arrivano le feste mi sento persa….senza la mia mamma non è più Natale…”

Quante volte noi psicologhe ci sentiamo dire questa cosa da figli e coniugi di persone che non ci sono più. Sembra proprio che le ricorrenze acuiscano il dolore della perdita. E d’altro canto non potrebbe essere diversamente perché il valore simbolico delle ricorrenze, soprattutto quelle “in famiglia”, è correlato all’importanza del non perdere la memoria e del rinnovare i legami affettivi.

Natale lutto 2018

A Natale ci si ritrova tutti insieme anche se nel corso dell’anno ci si è visti poco, a volte ci si ricongiunge nei luoghi di origine facendo magari lunghi viaggi, la famiglia che si incontra è spesso una famiglia allargata in cui si ritrovano più generazioni e diversi gradi di parentela e relazioni nuove che vengono acquisite nel corso della storia familiare.

In famiglia, ovviamente, non sono sempre tutte rose e fiori. Nelle case ci si fa anche del male, spesso non ci si capisce, a volte ci sono rotture relazionali importanti. Insomma, non è detto che il Natale in famiglia sia amato da tutti e tuttavia quando invece i legami sono forti, questo periodo dell’anno può essere molto doloroso se è accompagnato da una perdita importante.

In questo periodo la mancanza fisica di chi non c’è più diventa molto concreta a partire da qualche regalino in meno, all’assenza di piccoli riti, di cibi particolari, delle abitudini di casa.

“Adesso non c’è più nessuno che fa i tortelli. Lei aveva già 84 anni ma i tortelli con la zucca li faceva ancora a mano lei…la mia mamma non c’è più e i tortelli li dovremo comperare.”

O, ancora, “Cosa vuole dottoressa, adesso che mia moglie non c’è più si va tutti al ristorante, così non ci viene la malinconia. Lei preparava la tavola con la tovaglia rossa, i segnaposti con i babbi natali e poi addobbava la casa…”.

Già, può essere tutto molto triste, soprattutto il primo Natale. Poi, per la verità, mano a mano che il tempo passa, anche il dolore della perdita si fa più morbido, da chiuso e cupo si fa più aperto e meno denso.

Perché non si elabora un lutto in modo immediato, si tratta di un vero e proprio cammino in cui ci sono delle fasi che vanno sperimentate e sono molto naturali e, se si percorrono con calma, si giunge al Natale successivo con il ricordo di chi non c’è più che, pur ammantato di malinconia, restituisce anche dolcezza. E così capita che si possa ricordare insieme il proprio caro narrando anche le cose divertenti, i difetti che tanto ci disturbavano, gli eventi particolari. Un po’ quello che succede quando si partecipa alla Cena del ricordo in Vidas.

E ciò che si scopre è che, quando i legami sono stati importanti, la relazione con chi non c’è più rimane nel tempo, l’assenza fisica non è l’unica lente da cui guardiamo la perdita. Sentiamo che dentro di noi niente è andato perso e possiamo sperimentare gratitudine.

“Vede, dottoressa, mio figlio era così giovane… e la mia vita non sarà mai più la stessa. Ma i suoi amici li incontro ancora, a Natale mi fanno gli auguri. Si ricordano tutti di lui e allora la famiglia si fa più grande e non ti senti solo. Lui è sempre qui.”

Una madre che ha perso un figlio, una madre capace di sentirlo attraverso i figli di altre donne, un cuore che diventa più grande anche se è pieno di dolore. Anche questa è l’aria che si respira quando ci si occupa di bambini e ragazzi che muoiono e che penso si respirerà nella Casa Sollievo.

Continuo a pensare che lavorare in Cure palliative è un privilegio e tutti ci fanno da Maestri.
Sia chi muore, sia chi resta. Sia i grandi che i piccoli.

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