William Polito è terapista della neuropsicomotricità dell’età evolutiva (TNPEE) e lavora in VIDAS dal 2021. Il suo ruolo, spesso poco conosciuto fuori dall’ambiente sanitario, è invece fondamentale nel lavoro quotidiano con bambini affetti da patologie complesse e inguaribili.
Il suo compito è lavorare insieme all’équipe pediatrica per aiutare i bambini molto piccoli ad acquisire, o riacquisire, abilità e capacità motorie, cognitive e comunicative che non sono state ancora raggiunte o che si sono perse a causa della malattia.
«Il mio lavoro ha un impatto importante nello sviluppo del bambino – spiega William – perché lo aiuta a esplorare e interagire con l’ambiente, un aspetto fondamentale per la crescita. Se acquisisce nuove abilità, riesce a comunicare meglio desideri e bisogni, anche ai propri genitori».
La modalità privilegiata per lavorare con i bambini è il gioco. «È attraverso il gioco che iniziano a sperimentare il mondo: non solo lo spazio che li circonda, ma anche le relazioni, prima fra tutte quella con il caregiver», spiega William. È un approccio che mette al centro il linguaggio dei piccoli, ne rispetta i tempi e le modalità di espressione, e crea uno spazio protetto in cui sperimentare nuove interazioni.
Il TNPEE svolge quindi un ruolo ponte tra il bambino e il contesto familiare: osserva, stimola, ma anche insegna.


«La famiglia ha un ruolo centrale nel mio lavoro – sottolinea William – perché è nella routine di tutti i giorni che i bambini possono essere aiutati e stimolati al meglio». Per questo, durante gli incontri, William coinvolge attivamente i genitori: mostra loro piccole attività da inserire nella quotidianità e suggerisce strategie per sostenere le capacità già presenti nel bambino.
Con questo approccio, anche i momenti più ordinari – come la vestizione o la svestizione del bambino – diventano occasioni educative e relazionali preziose, da vivere insieme.
Tra i tanti ricordi legato al suo lavoro, ce n’è uno che gli è rimasto particolarmente nel cuore: «Una bambina che avevo seguito durante il ricovero a Casa Sollievo Bimbi mi ha voluto “portare con sé” anche a casa. Quando sono andato a trovarla per una visita al domicilio, sua mamma mi ha raccontato che la bambina aveva dato il mio nome a un pupazzo. Lo aveva chiamato William, in mio ricordo».
Un gesto dolcissimo che ci ricorda che è anche attraverso i giochi, i sorrisi, i piccoli progressi quotidiani che prende forma la cura. E lascia tenere tracce.
