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20.11.2025  |  Pazienti e famiglie

Quanta vita c’è

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Elisa racconta il percorso di sua mamma Jolanda, il tumore, i trattamenti aggressivi e poi la scelta delle cure palliative, alla riscoperta del tempo ancora da vivere

«Il rapporto con mia mamma è sempre stato un po’ conflittuale. Era molto rigida e spesso lasciava poco spazio alle mie idee, ma avevamo anche momenti di grande complicità: ci univano la passione per i viaggi, l’arte e soprattutto l’amore per Milano, che abbiamo girato in lungo e in largo insieme». Elisa ha poco più di 30 anni e un bel viso luminoso, nonostante i ricordi tristi: dopo la perdita del padre da adolescente, ha accompagnato sua madre Jolanda negli ultimi mesi di vita, dopo una lunga malattia oncologica. 

Quando il tumore al seno è diventato metastatico, Jolanda ha scelto di interrompere le cure. «Non voleva più vivere tra visite, effetti collaterali e privazioni. Voleva riprendersi la sua vita, anche se per poco. È in quel momento che abbiamo conosciuto VIDAS. È stato un passaggio fondamentale». 

L’équipe VIDAS ha fatto la differenza fin dal primo incontro. «Quando Laura e Paolo sono entrati in casa nostra, mamma era in un periodo di totale rifiuto: non mangiava, non prendeva farmaci. In 45 minuti sono riusciti a farle accettare la terapia contro il dolore».  

Con la gestione del dolore e l’accompagnamento dell’équipe — medico, infermiere e psicologa — Jolanda ha potuto tornare a godersi la vita: le camminate in centro, la musica degli ABBA, persino qualche risata sull’effetto degli oppiacei.

«Negli ultimi mesi aveva ripreso a vivere. Una volta l’ho trovata che ballava in salotto, è stato sconvolgente… in senso bello» – ride di gusto Elisa ripensando a una sua mamma improvvisatasi ballerina. «Sembra paradossale, ma ha vissuto più in quell’ultimo mese e mezzo che nei cinque anni precedenti». 

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VIDAS ha offerto supporto – pratico e psicologico – anche a Elisa, che racconta quanto sia stato importante non sentirsi sola. «Avere accanto professionisti empatici ma lucidi è stato essenziale. Ti aiutano a gestire tutto: dalle medicine alla burocrazia, fino alle emozioni più difficili, quelle che precedono e poi accompagnano il lutto. Ti senti guidata, sostenuta, anche quando il controllo sembra sfuggirti». 

Ai tanti giovani che oggi cominciano a prendersi cura dei propri genitori, Elisa vuole dire di «non avere paura a chiedere aiuto. Le cure palliative non sono un abbandono – o l’ultima spiaggia –  ma un modo per restituire dignità e vita al tempo che resta». 

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