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01.08.2017  |  Volontari

Scrivere dell’altro, scrivere di sé

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Elisabetta è arrivata in Vidas nel 2015, in modo schivo e timido, come nel suo carattere.
Da qualche tempo frequenta il nostro Laboratorio di Narrazione, un corso che si tiene una volta al mese, durante il quale ci si raccontano storie ed emozioni di penna. È stata una bella scoperta: per molti lo scrivere è senz’altro il mezzo più congeniale per entrare in relazione fluidamente.

Racconti

Ci sono molti modi per raccontarsi. Anche senza parlare di sé.
L’ho scoperto ultimamente. Sono volontaria Vidas ormai ufficialmente da un anno e mezzo.
L’autunno scorso tra le varie proposte fatte a noi volontari c’era anche un corso sulla narrazione.
Imparare a raccontarsi o raccontare la vita degli altri non è cosa facile, ma è molto stimolante. Soprattutto si impara ad ascoltare se stessi e gli altri, cosa assolutamente non scontata.
A metà percorso mi è stato proposto di seguire e aiutare la signora Lorenza (il nome è di fantasia).
La signora Lorenza frequenta il long-day e aveva espresso il desiderio di sviluppare alcuni racconti dei quali aveva messo giù una traccia, ma non riusciva a dedicare loro il tempo necessario per portarli a termine. Così un giorno ci siamo incontrate e abbiamo iniziato a parlare e a raccontarci. La signora Lorenza da subito mi ha dato l’impressione di una persona molto determinata anche se molto riservata. I suoi racconti non parlavano di lei, narravano la vita di tutti i giorni di varie persone e soprattutto ne narravano la vita interiore. Da subito ho pensato che i sentimenti e le emozioni che venivano descritte la riguardassero, ma man mano che andavamo avanti con lo sviluppo delle storie mi sono resa conto di quanto mi coinvolgessero a livello personale e di quanto alla fine esprimessero anche i miei sentimenti. Così guardandomi dentro sono riuscita a capire come i personaggi creati dalla signora Lorenza potessero agire ed emozionarsi. Alla fine abbiamo creato dei racconti scritti a due mani dove tutte e due contribuiamo con il nostro vissuto facendolo diventare universale.
Attraverso questo lavoro poi ho capito quanto le emozioni e i sentimenti possano essere messi in comune senza problemi e che tante volte sono un ponte tra persone molto diverse tra loro.
La signora Lorenza, anzi Lorenza, mi ha fatto anche capire che anche se sei malata la tua vita interiore non cambia, si è sempre se stessi e non si diventa la malattia e che si può vivere tutto il tempo che si ha davanti senza incertezze e esitazioni.

Ci si può avvicinare attraverso un percorso graduale che passa dal generale (parlare di altro) al personale (parlare di sé), anche senza dirselo apertamente.

Quale bella alchimia si è creata tra Lorenza ed Elisabetta! Si sono proprio conquistate a vicenda.

Per comprendere meglio le attività del Laboratorio di Narrazione Vidas, vi riporto le parole di Silvia che sta guidando un gruppo di volontari alla scoperta della scrittura, mettendo a disposizione l’esperienza formativa fatta alla LUA (Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari), dove ha seguito un percorso universitario triennale.

Nel primo semestre 2017, i partecipanti al Laboratorio di Narrazione – iniziato a settembre 2016 con un corso in cui si sono svolti esercizi di scrittura autobiografica – hanno continuato a incontrarsi a cadenza mensile per approfondire la ricerca su di sé e le proprie tematiche e iniziare ad aprirsi al racconto degli altri.
Tutti nel gruppo hanno potuto verificare quanto sia arricchente sia il lavoro su di sé che la condivisione dei testi prodotti.
Molto interessante è stato potersi confrontare sui dubbi e le problematiche incontrate nel raccogliere le testimonianze di chi, tra i pazienti nei diversi setting, manifesta il desiderio di raccontarsi. Diverso è parlare con una persona al domicilio, immersi in una quotidianità familiare o invece al long-day, circondati da altri pazienti e nell’attesa di essere ricevuti dal medico. Ancora diverso, e a volte quasi proibitivo incontrarsi all’hospice, quando i tempi della malattia prendono prepotentemente il sopravvento. Eppure anche qui può accadere. Questo “lavoro” richiede la volontà di continuare a esplorare, di ricercare dentro sé e negli altri motivazioni ed entusiasmi che ci fanno vivere al meglio.
Ascoltarci e insieme saper ascoltare l’altro, ognuno con il proprio bagaglio di emozioni, paure e speranze, ci rende più presenti e consapevoli di noi stessi e del mondo che ci circonda.
Attenzione, apertura, accoglienza non giudicante, sono le caratteristiche che cerchiamo di coltivare nei nostri incontri.
Abbiamo condiviso le storie o brevi episodi di vita di alcuni nostri pazienti… ma non sarebbe giusto fare una lista, ognuno di noi ha una persona, delle frasi, uno sguardo che più degli altri è rimasto impresso indelebilmente negli occhi e nel cuore.
Quello sguardo è il carburante che ci fa proseguire e ci spinge a impegnarci ancor di più,
e per settembre fervono già nuove idee…

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