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31.10.2023  |  Cultura

Tradizioni funebri di cui forse non hai mai sentito parlare

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Onorare i morti accomuna tutte le culture. Ma se alcune tradizioni funebri – come il Día de los muertos messicano o le cremazioni di Varanasi – sono note in tutto il mondo, altre sono così particolari che probabilmente non ne avrete mai sentito parlare.

Abebuu adekai

Un artigiano ghanese posa con la sua bara

In Ghana, tra gli appartenenti al gruppo etnico Ga, è tradizione seppellire i morti in bare che rappresentino l’essenza del defunto. Queste abebuu adekai – o fantasy coffins – possono esibire un tratto caratteriale del defunto, o un simbolo della sua posizione nella comunità, o ciò che desiderano nell’aldilà.

Sono bare uniche ed elaborate fatte creare apposta dalla famiglia per rendere omaggio ai loro cari estinti e assicurarsi il loro benestare nell’aldilà. Gli antenati defunti, infatti, sono ritenuti molto più potenti dei vivi e possono influenzare la vita dei loro parenti, ecco dunque che le famiglie fanno il possibile per onorarli. 

Nonostante siano così ricche e belle, le bare si possono vedere solo il giorno del funerale e vengono poi sepolte insieme al defunto.

In alcuni casi si tratta di vere e proprie opere d’arte e alcune bare degli artigiani ghanesi Seth Kane Kwei e Paa Joe sono state esposte al Museo Pompidou di Parigi, nel 1989.

Bare sospese

Bare sospese a Sagada, Filippine
Credit: flocu/shutterstock

Nella regione di Sagada, nelle Filippine, la popolazione Igorot da 2000 anni segue la tradizione di creare bare di legno sospese per i propri morti, che vengono collocate lungo una scogliera a picco sul mare.

Questa pratica consente di proteggere i morti dalle inondazioni e dagli animali e secondo le credenze Igorot consente un più facile passaggio al cielo, verso l’aldilà.

Gli abitanti anziani si preparano attivamente alla morte costruendo la propria bara, quando sono fisicamente in grado di farlo, in quello che è un rituale probabilmente unico al mondo.

Se gli anziani sono troppo deboli o malati, sono i loro familiari a preparare le bare, che in seguito verranno appese lungo la scogliera oppure all’interno di una grotta, comunque in luoghi piuttosto difficili da raggiungere, in ottemperanza alla credenza che i defunti – per rispetto – devono essere lasciati soli.

Anche per questo motivo i turisti della zona possono limitarsi ad osservare le bare da lontano, non possono assolutamente toccarle e non devono camminare nelle loro vicinanze.

Dakhma

Torri del silenzio, Iran

In avestan, lingua liturgica dello Zoroastrismo, dakhma vuol dire “torre del silenzio” e indica le torri funerarie erette sulle colline dell’Iran per lo smaltimento dei morti secondo il rito zoroastriano.

Queste torri sono alte circa 10 m, costruite in mattoni o pietra e contengono grate su cui sono esposti i cadaveri in tre cerchi concentrici: gli uomini vengono sistemati nel cerchio esterno, le donne in quello mediano e i bambini in quello più interno. I cadaveri così posizionati sono lasciati decomporre dalle forze della natura.

Dopo che gli avvoltoi ne hanno ripulito le ossa, queste cadono attraverso le grate nella torre sottostante, adempiendo così all’ingiunzione secondo cui un cadavere non deve subire il contatto né con il fuoco né con la terra.

Il cadavere è infatti considerato impuro, perché appena dopo la morte viene invaso da demoni e spiriti che rischiano di contaminare non soltanto gli uomini retti, ma anche gli elementi, che sono sacri. Per questo motivo è impossibile cremare un defunto attraverso il fuoco, seppellirlo nella terra, o gettarlo in acqua.

Le torri vennero utilizzate sino al 1970, quando il governo iraniano ne impose la chiusura e la modifica del culto.

Famadihana

Un villaggio malgascio festeggia la famadihana

In Madagascar il famadihana o “ritorno dei morti” è un antichissimo rituale di riesumazione dei defunti, praticato ancora oggi.

Si tratta di una vera e propria festa di due o tre giorni, solitamente organizzata tra luglio e settembre, cinque anni dopo la morte del defunto. I discendenti degli antenati, i parenti e tutti gli abitanti del villaggio sono invitati al vary be menaka, un banchetto ricco di pietanze preparato dalla famiglia.

Visti gli alti costi di questi festeggiamenti, per tradizione tutti i membri della famiglia versano una parte dei soldi necessari, mostrando solidarietà e unione. Il famadihana, infatti, oltre ad essere una cerimonia in cui i malgasci onorano i defunti, è simbolo di aiuto e solidarietà gli uni con gli altri, racchiudendo in sé un forte messaggio d’amore.

Durante la cerimonia vera e propria, i defunti vengono estratti dalle cripte di famiglia e portati in una lunga processione, accompagnati dalla banda musicale e dagli abitanti del villaggio che danzano e cantano.

Giunti alla casa di famiglia, il defunto verrà avvolto in un nuovo sudario di seta, su cui verrà riscritto il suo nome, per poterlo ricordare per sempre. Questo è l’unico momento della cerimonia in cui la gioia data dal poter riabbracciare il proprio caro può lasciare spazio alla commozione e alla tristezza.

Ikwa Ozu

Donne si preparano per l'ino uno akwa, importante momento rituale dell'Ikwa Ozu
Foto di Ikenna Onwuegbuna via Research Gate

Ikwa Ozu significa “celebrare i morti ” e per il gruppo etnico Igbo, che vive nel Sud della Nigeria, indica la cerimonia nota come “seconda sepoltura”. Questa può avere luogo poche settimane come diversi anni dopo la prima sepoltura, poiché possono venire spese ingenti somme di denaro per organizzare un rito appropriato a seconda dell’età del defunto e della sua posizione nella società.

Le cerimonie sono infatti molto sontuose e la famiglia provvede a dare da bere, da mangiare e intrattenere gli ospiti con balli e spettacoli per diversi giorni (fino a una settimana per i membri più illustri della società).

Elementi comuni a tutte le ikwa ozu sono il momento del trasporto del corpo in un secondo luogo dopo che è stato sepolto (motivo per cui la tradizione viene definita appunto “seconda sepoltura”) e il momento dell’ino uno akwa.Questo rito prevede che la figlia maggiore – ada – consumi il pasto preferito del defunto tutto il giorno in completo silenzio, in modo da fornirgli cibo a sufficienza per l’aldilà.

Nella tradizione Igbo la morte non rappresenta la fine della vita, ma una transizione verso un nuovo mondo e l’ikwa ozu ha lo scopo di riunire il defunto ai suoi antenati.

Jazz Funeral

A New Orleans la musica jazz è ovunque e i funerali non fanno certo eccezione. Il funerale jazz, più precisamente definito come “funerale con musica”, è un corteo funebre tipico della città della Louisiana.

Oggi questo tipo di funerali sono allestiti in occasione delle esequie di musicisti o di persone legate al mondo della musica, ma all’inizio del XX secolo erano una pratica abituale. Questa particolare tradizione affonda le radici nel passato coloniale della Louisiana, dove le pratiche spirituali africane si sono fuse nel tempo con le tradizioni francesi e spagnole e le consuetudini culturali afroamericane.

Un funerale in musica inizia con la marcia dei familiari, degli amici e di una banda di ottoni che partono in processione dall’abitazione del defunto, dalla sede delle onoranze funebri oppure dalla chiesa, e si dirigono verso il cimitero.

Durante la marcia, la banda esegue canti funebri come Nearer My God to Thee o spiritual come Just a Closer Walk With Thee. Gli intervenuti al funerale salutano il defunto e una volta sepolto la musica cambia: diventa allegra, assume una funzione catartica e incoraggia la danza. Si inizia con un inno o un canto spirituale e poi si passa a canti popolari. Tra i pezzi allegri più gettonati figurano When the Saints Go Marching e Didn’t He Ramble.

Perline funerarie

Urna contenente perline ricavate dalle ceneri cremate

Naturalmente le tradizioni possono cambiare nel tempo e a causa di circostanze esterne. Lo sanno bene in Corea del Sud, dove la carenza di spazio nei cimiteri nel 2000 ha portato all’approvazione di una legge che impone alle famiglie di rimuovere i corpi dei loro cari dalle tombe dopo 60 anni.

La Corea del Sud, infatti, è un paese piccolo ma densamente popolato. Per fare capire le proporzioni del problema, Seul conta una densità abitativa di oltre 15.604 persone/kmq. È naturale che i cimiteri coreani abbiano una certa difficoltà a tenere il passo con la domanda.

Il paese si è adattato velocemente alla nuova legge e ora solo 3 defunti su 10 vengono sepolti tradizionalmente. La maggior parte dei coreani sceglie oggi la cremazione, con un approccio più “decorativo”.

Anziché contenere le ceneri dei propri cari i un’urna, sempre più sudcoreani scelgono di trasformare le ceneri dei loro familiari in bellissime perle. In genere non vengono indossate ma esposte in contenitori trasparenti, solitamente di vetro, o in piatti. Un modo per tenere vicini i propri cari defunti e di onorare la loro memoria, nel rispetto della legge.

Sepoltura celeste

Avvoltoi, animali strumentali alla sepoltura celeste tibetana

È un antico rito funerario tibetano, ancora oggi largamente praticato, in cui il corpo del defunto viene posto su un’alta vetta, in modo che gli avvoltoi possano banchettarvi.

Quella che a prima vista potrebbe essere considerata una macabra usanza, cela invece uno scopo simbolico per il popolo tibetano. Secondo la cultura buddhista, il corpo è un semplice involucro che permette di compiere il viaggio della vita. Dopo la morte lo spirito abbandona il corpo, che di conseguenza rimane vuoto e non ha alcuna necessità di essere conservato.

Lasciare il proprio corpo in pasto agli avvoltoi è inoltre un atto finale di generosità da parte del defunto nei confronti del mondo della natura. In Tibet questa pratica è infatti nota come jhator, che vuol dire “fare l’elemosina agli uccelli“, e crea un legame con il ciclo della vita e aiuta il defunto a ripagare i suoi “debiti karmici” con gli esseri viventi.

Secondo l’usanza tibetana è un buon segno se il corpo viene completamente consumato, perché si ritiene che gli avvoltoi non consumerebbero il corpo di qualcuno che ha commesso atti malvagi. Infatti gli avvoltoi sono animali venerati in quanto rappresentazione dell’equivalente buddhista degli angeli.

Benché abbia un significato religioso, questo tipo di sepoltura risponde ad esigenze pratiche. In gran parte del Tibet, a causa delle grandi altitudini, il terreno è spesso ghiacciato, rendendo ostico scavare fosse. E laddove non è ghiacciato è spesso roccioso e la scarsità di legname rende poco praticabile la cremazione.

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