
Il lutto è un’esperienza complessa, descritta dalla psicologia come un processo articolato in fasi. Non è una patologia, ma un percorso che ognuno attraversa con tempi e modalità proprie. Comprendere questo aspetto è fondamentale per non giudicare – né giudicarsi – quando il dolore prende forme inattese o contrastanti.
Come spiega Francesca Brandolini, psicoterapeuta e responsabile dell’Area Psicologia di VIDAS: “L’essere umano è attrezzato per affrontare la perdita, chi più chi meno: c’è chi riesce a sollevarsi in autonomia e chi, affrontando la morte per la prima volta, si sente devastato”.
Per questo lo sportello psicologico gratuito di sostegno al lutto è presente in VIDAS fin dai primi anni, inizialmente rivolto ai familiari degli assistiti dopo il decesso. “Ci prenderemo cura di lui fino alla fine” – prosegue Brandolini – “significa prendersi cura anche dei familiari lungo tutto il processo, che non coincide con la morte ma con il tempo necessario per poter andare avanti”.
Le fasi del lutto – negazione, rabbia, contrattazione, depressione e accettazione – descritte nel 1969 dalla psichiatra Elisabeth Kübler-Ross, non sono uguali per tutti. “Non è detto che intercettiamo le persone sempre nella stessa fase. A volte basta un solo colloquio per legittimare ciò che si prova: piangere, sentirsi arrabbiati, avere paura del futuro”. Dare sostegno significa accogliere le emozioni e riconoscere le risorse utili in quel periodo.
Grazie al passaparola, il servizio si è esteso anche a persone non assistite da VIDAS. La pandemia ha segnato una svolta decisiva: l’apertura di uno sportello telefonico, poi l’attivazione della modalità online, che ha ampliato il bacino di utenza arrivando a quasi 1500 colloqui l’anno.
Il percorso prevede circa 6-8 incontri con due obiettivi principali: elaborare la perdita e individuare le proprie risorse per costruire una progettualità in cui quella persona non c’è più.
Per maggiori informazioni sullo sportello: psicologia@vidas.it
