All’interno del centro multidisciplinare dedicato alle patologie oncologiche, un medico e un’infermiera VIDAS hanno lavorato in stretta integrazione con gli specialisti dell’ospedale. Come spiega Giada Lonati, direttrice sociosanitaria VIDAS, il percorso è iniziato con un’attività di formazione rivolta a medici, infermieri e assistenti sociali, per poi arrivare alla gestione condivisa dell’ambulatorio. L’obiettivo è rafforzare in modo strutturale la cultura delle cure palliative, favorendo un progressivo passaggio di competenze ai professionisti del San Raffaele.
Il medico che ha seguito l’ambulatorio, Gianmaria Brambilla, racconta che le pazienti provenivano dall’oncologia ginecologica e dalla Breast Unit. Con questi colleghi sono state condivise, caso per caso, le scelte terapeutiche. In totale sono state prese in carico 30 donne, alcune tuttora seguite in ambulatorio, altre orientate verso setting più adeguati ai loro bisogni clinici.
Dietro ai numeri ci sono persone con una prognosi infausta, con cui viene affrontato il tema della pianificazione condivisa delle cure. Un percorso che, pur doloroso, è fondamentale per far emergere la volontà della singola persona e rispettarne le scelte.
Le prese in carico sono avvenute in una fase più precoce rispetto ai percorsi domiciliari, ma resta margine di miglioramento, soprattutto sul piano della comunicazione. Le cure palliative incontrano ancora resistenze: anche per questo, tra gli obiettivi del progetto c’è quello di mostrare che non si tratta esclusivamente di cure di fine vita, ma di un approccio integrato che accompagna lungo il percorso di malattia.
