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16.10.2014

Braccialetti Rossi, il libro sulla storia vera di Albert Espinosa

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Il libro “Braccialetti Rossi. Il mondo giallo. Se credi nei sogni, i sogni si avvereranno” di Albert Espinosa è arrivato in Italia nel 2014 e ha avuto un enorme successo grazie all’omonima fiction tv della Rai, che ne ha prodotto ben tre stagioni. È una storia che parla di dolore, di malattia e di sofferenza, ma anche di felicità, di amicizia e di riscatto, oltre a raccontare di come una persona malata possa affrontare la propria condizione in modo più positivo, senza lasciarsi scoraggiare dalla propria condizione.

 

La trama del libro

Quella di Albert Espinosa è una storia vera: nato a Barcellona nel 1973, prima di diventare ingegnere chimico e regista famoso, subisce una serie di ricoveri scanditi a tappe regolari, in cui diverse tipologie di tumore, dai 14 ai 24 anni, causano la perdita di un polmone, di una gamba e di una parte del fegato. Ne uscirà definitivamente guarito, e proprietario di una costellazione di esperienze che, non fosse per il tono volutamente ‘lieve’ del racconto, potrebbero scoraggiare gli esseri umani più forti.

Può risultare scioccante vedere due parole come “felice” e “cancro” l’una accanto all’altra, eppure è così. Il cancro mi ha tolto alcune cose concrete: una gamba, un polmone, e un pezzo di fegato, ma me ne ha anche date molte altre alle quali difficilmente sarei arrivato da solo.

Che cosa può darti, un cancro? Credo che la lista sia interminabile: ti permette di capire te stesso, le persone che hai attorno, ti fa conoscere i tuoi limiti… Soprattutto ti toglie la paura di morire, forse la cosa più importante in assoluto. Finché un giorno sono guarito. Avevo ventiquattro anni quando mi hanno detto che non sarei dovuto tornare in ospedale.

Nelle centinaia di quaderni ai quali Albert affida appunti tutti i giorni, da quando intuisce che farlo gli torna e gli tornerà utile a riflettere su ciò che gli accade, emergono “fotogrammi” della sua vita vissuta nella condizione di malato: i compagni, la teoria dell’“acquisizione” di una parte delle vite di chi non ce l’ha fatta, un intero carrello, alla fine del percorso, ricolmo delle sue cartelle cliniche, la festa con gli amici per l’amputazione della gamba, le strategie elaborate per disinnescare l’angoscia in attesa dei referti, le rabbie urlate e le risate irrefrenabili, i “trucchi” per combattere la nausea della chemio: una sequenza lunga di gesti e pensieri che affollano dieci anni di un ragazzo entrato in ospedale adolescente e uscito adulto.

Braccialetti Rossi: una storia ricca di spunti di riflessione

Gli spunti di riflessione che questo libro contiene sono infiniti, e alcuni sono particolari. Molti di questi fanno pensare, e probabilmente discutere. Ad esempio, questo estratto sul grado di sopportazione del dolore:

Quella che viene definita “soglia del dolore” è l’attimo in cui cominci a sentirlo, è l’anticamera del dolore, il momento in cui la tua testa pensa che sta per sentire male da qualche parte. La soglia del dolore è a mezzo centimetro dal dolore. Sì, sono in grado di misurarlo; sarà un’eredità della laurea in ingegneria, sta di fatto che mi viene naturale usare i numeri per pesare emozioni, sofferenza e persone. A volte mi chiedo se questo particolare ibrido non sia nato dal connubio tra cancro e ingegneria. Poco alla volta, abbiamo smesso di sentire dolore, a cominciare dalle iniezioni della chemio. Quando ti fanno un’iniezione di solito senti male, ma abbiamo scoperto che il dolore deriva dall’idea del dolore.

O, ancora, lo strano addestramento che Albert svolge su sé stesso per affrontare le tante radiografie a cui viene sottoposto:

Sei tutto solo in quella stanza, visto che nessuno ha voglia di esporsi ai raggi X. E io? Io mi diverto, per caso? mi domandavo sempre, quando tutti se ne andavano. E non si tratta solo di rimanere immobile, ma anche di stare in silenzio. Come se non bastasse, devi gestire il respiro. Silenzio, immobilità e controllo della respirazione, a tonnellate. Senza che me ne rendessi conto, ogni volta che mi sottoponevano a una radiografia entravo in contatto con il mio io interiore, un autoesame; una strana sessione di yoga che mi faceva stare meglio.

Lasciamo a voi la scoperta di altre riflessioni insolite, come la “teoria dei gialli”, che occupa quasi tutta l’ultima parte del libro e che forse è la meno convincente. Il libro Braccialetti Rossi resta comunque una lettura singolare e, al di là del contesto clinico, ci permette di interrogarci su una possibile sfida della vita e sulle diverse modalità che esistono per affrontarla.

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