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20.06.2013  |  Fulvio Scaparro

Coltivare l’amore (ovvero della manutenzione dell’amore)

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Eccola l’estate, è arrivata! Sarà che invecchio ma negli ultimi anni ogni volta che torna il sole tornano i ricordi di ragazzina… sì quelli di giornate intere passate sulla spiaggia con le amiche, di serate e balli all’aperto, di baci rubati, di nuovi Amori tanto intensi quanto brevi.

“Coltivare l’Amore” era il titolo dell’intervento di Fulvio Scaparro, psicoterapeuta e per diversi anni membro del nostro comitato scientifico, ai Seminari del 2000 su “L’Amore”. Cosa c’è di più bello, intenso, magico?

Ma amore, come ci ricorda Fulvio, vuol dire anche “occuparsi di”, “investire in”, “voler bene” nel senso di “voler il bene dell’altro” anche se questo dovesse costare la separazione dall’altro… e questo credo sia il senso più profondo che ci coinvolge ogni giorno nel nostro lavoro.

“Coltivare” […] è un verbo che trasmette grande intimità, indica un percorso che spesso si avvia a partire dai luoghi più segreti dell’anima.
Ma, per come la intendo io, l’espressione “coltivare l’amore” è associata al termine “manutenzione”, un po’ faticoso per la verità.

[…] Non è comune un’espressione quale “manutenzione d’amore”, anzi appare sconsigliabile, perché unisce in una sorta di ossimoro due immagini in apparenza contraddittorie, la presunta pesantezza della manutenzione e la presunta levità dell’amore. Peccato, perché nella manutenzione c’è spesso tanto amore, nel senso di un forte legame di affetto e di interesse, o almeno di impegno e di diligenza, affinché l’oggetto “ben mantenuto” duri nel tempo nelle migliore condizioni possibili. Nella manutenzione c’è tanto di femminile.

In un’epoca di “usa e getta”, la manutenzione è un’operazione controcorrente di grande valore materiale e spirituale: voglio che tu resti il più a lungo possibile con me, tu per me sei prezioso/a. Ma non basta che io mi dia da fare per far sopravvivere a ogni costo una relazione d’amore, perché c’è il rischio di sconfinare nell’accanimento terapeutico. No, con la manutenzione io cerco di fare in modo che tu continui a dare il meglio di te stesso/a.

[…] Per me “amore” non è soltanto innamorarsi, corteggiare, conquistare e lasciarsi conquistare, ma anche “occuparsi di”, “investire in”, “volere bene” nel senso di “volere il bene dell’altro” anche se questo dovesse costare la separazione dall’altro.

L’amore ha lo stesso andamento di una fiaba, di una partita a scacchi o di una vita.
Nella fiaba, dicono gli esperti, si possono individuare tre fasi: un inizio, l’apertura, intrisa di sogni, progetti, illusioni, vertiginosi alti e bassi, timori e speranze. È lo straordinario momento delle infinita possibilità, dell’inizio del viaggio, del corteggiamento intrigante, dell’allusione, della complicità, della fascinosa incertezza dell’avventura.
C’è poi la fase centrale, le peripezie, strade piene di trappole, insidie, deviazioni, tentazioni, disillusioni, ripensamenti: l’amore è sottoposto alla prova della realtà. È questo il tempo della manutenzione, dove si misura la nostra capacità di tenere duro, stringere i denti, vedere al di là delle difficoltà del presente, animati ancora una volta dal ricordo dei sogni dell’apertura e da quelli di un futuro da costruire. È in questa fase che l’amore può finire, disseccarsi, trasformarsi in intolleranza, indifferenza, odio, una fonte inaridita da cui non sgorga più nemmeno una goccia d’acqua.
Nelle fiabe, come negli scacchi, come nella vita, c’è poi il finale, lo scioglimento, la lisi. Un nuovo equilibrio, un nuovo punto di partenza per una storia diversa, oppure il realizzarsi della dura legge della nostra vita: nulla dura per sempre.

[…] Molto più difficile è riuscire ad accettare invece la provvisorietà della parte vitale e fertile della nostra esistenza, dei nostri legami sentimentali più caldi e appaganti, dell’amore e dell’amicizia, dell’impegno per l’affermazione dei nostri ideali, della bellezza della natura e del lavoro dell’uomo.

[…] Ci vuole eleganza per non trasmettere la fatica che la manutenzione d’amore comporta. L’eleganza dell’étoile che sorride e danza lieve senza far trasparire lo straordinario impegno e dedizione di anni di dure prove e sacrifici […]

Chi ha la fortuna di essere amato così, sarà per sempre memore e grato per questa sensazione di gratuità che gli viene trasmessa da chi non dà a vedere la fatica di amare. Perché ha ragione William Blake quando scrive che “Troppo i Greci amarono la guerra:/ per colpa loro divenne maschio l’Amore/ e la donna statua di pietra/ e dal mondo fuggì ogni gioia”.

La donna è di solito disposta a percorrere tutte e tre le fasi dell’amore e da sempre è esperta della manutenzione d’amore. Ridiamo femminilità all’amore. E allora forse Amore rientrerà nella nostra vita danzando.

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