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12.01.2021  |  Aggiornamenti

Emergenza coronavirus: grazie a voi stiamo lavorando in sicurezza

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Due mesi fa Luca Fossati ci ha raccontato in un video la sua esperienza da medico in questa emergenza. Siamo tornati da lui per sapere come sta andando.

Resta inalterata la difficoltà di accesso alle case: se il nostro assistito non è covid-positivo, può esserlo il coniuge, il care giver, la badante. La nostra allerta è sempre alta, anche nella prevenzione. Verifichiamo, telefonicamente, prima di ogni visita a domicilio, le condizioni del paziente e del suo nucleo e indossiamo sempre tutte le misure di protezione che abbiamo in dotazione.

I pazienti seguiti ogni giorno sono aumentati e ormai da mesi la nostra routine è cambiata.

Ho attualmente in cura 7, 8 pazienti, un numero piuttosto alto se non fosse che si tratta di assistenze a bassa intensità, dove la frequenza delle visite è ridotta per rispondere all’aumento del bisogno.

Si lavora di più e la situazione rende la routine più faticosa. L’abbiamo messo nel conto, quando abbiamo scelto di assistere chi sta male. Entrare in contatto con una malattia contagiosa non è un’evenienza a cui non siamo preparati. Sono cambiate la frequenza e l’intensità con cui accade. Ci tuteliamo e ci sottoponiamo a screening settimanali con tamponi antigenici rapidi. Grazie quindi a tutti coloro che ci stanno sostenendo con generosità permettendoci di lavorare in sicurezza.

Luca è anche un medico dell’Hospice Casa VIDAS, dove in questi mesi i nostri operatori sono più presenti che mai per restare accanto ai pazienti che in questo momento non possono vedere la propria famiglia e gli amici.

La loro solitudine è più forte, in questo momento in cui possono ricevere visite da un solo parente per tutto il ricovero (per i positivi, naturalmente, anche quelle sono sospese). Facciamo insieme a loro quante più videochiamate possibile alle loro famiglie per mantenere un contatto anche visivo. Certo, il video non sostituisce la presenza – entriamo noi, allora. È la parte del mio lavoro che me lo ha fatto scegliere, l’aspetto più importante delle cure palliative, perché quella tecnica è più ripetitiva, standardizzabile. La relazione è il vero valore del mio lavoro. È la gioia del paziente che è uscito dalla sua stanza perché il tampone era negativo, potendo di nuovo essere in mezzo agli altri, non più isolato.

Grazie a tutti voi che ci state aiutando a non fermarci, a proseguire in sicurezza ma sempre con umanità e professionalità il nostro lavoro accanto a chi soffre, per offrire assistenza sociosanitaria e sostegno a pazienti e famiglie nel momento più difficile della vita.

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