“Non so chi ha creato il mondo, ma so che era innamorato”. Emanuela Lucchi sorride quando cita questa frase di Alfa. «Ecco, io credo che dietro questa nuova cartella clinica ci sia un gruppo di persone innamorate: innamorate delle cure palliative, innamorate di VIDAS e anche innamorate del proprio lavoro».
Emanuela Lucchi è infermiera coordinatrice dei servizi a domicilio e ha seguito da vicino il lungo percorso che ha portato alla realizzazione della nuova cartella clinica informatizzata. Un progetto nato da una necessità concreta – cambiare il sistema utilizzato fino a questo momento – ma che si è trasformato rapidamente in qualcosa di molto più ambizioso.
«Abbiamo deciso di cogliere l’occasione per provare a creare uno strumento davvero costruito sulla complessità del nostro lavoro», racconta. «Il nostro servizio ha diversi setting, diverse fasce d’età, tante figure professionali coinvolte. Collaboriamo con molte realtà diverse e avevamo bisogno di uno strumento che potesse dialogare con tutto questo».
Il progetto prende forma nell’autunno del 2023. Prima ancora di individuare il nuovo fornitore tecnologico, un gruppo di professionisti provenienti da diversi ambiti di VIDAS – Area Sociosanitaria e Sistemi informativi in primis ma anche Amministrazione, Accreditamento e Accoglienza – comincia a interrogarsi su cosa dovrebbe essere davvero una cartella clinica nelle cure palliative.
«Siamo partiti da una domanda apparentemente molto semplice: cosa vogliamo tenere di quello che avevamo e cosa vogliamo cambiare?», spiega Emanuela.
«Abbiamo rivisto insieme i concetti fondamentali del nostro lavoro: cosa significa progetto di cura, cosa significa pianificazione dell’assistenza, quali sono gli elementi davvero importanti quando ci prendiamo cura di una persona e della sua famiglia».




Perché nelle cure palliative la cartella clinica non è solo uno strumento tecnico. È anche il luogo in cui si prova a restituire la complessità delle storie che si incontrano ogni giorno.
«Il cuore delle cure palliative è la relazione», sottolinea Emanuela. «Capita di stare due ore con una persona e poi scrivere quattro righe di documentazione. Volevamo uno strumento che riuscisse a rendere meglio il valore di quel lavoro».
Da qui nasce l’idea di una cartella clinica più dinamica, più condivisa e più semplice da utilizzare. Un sistema tecnologicamente avanzato, che integra diverse funzioni di intelligenza artificiale, pensato soprattutto per liberare tempo ed energie da dedicare alle persone.
«La cartella clinica è un documento giuridico, quindi deve registrare con precisione ciò che viene fatto», spiega Emanuela. «Ma non deve diventare il centro della questione. Deve essere facile da compilare, facile da consultare e condivisibile in tempo reale, in modo che gli operatori possano dedicarsi alla cura».
Tra le innovazioni più significative c’è la possibilità di lavorare davvero in équipe anche nella documentazione clinica. Una delle nuove schede, dedicata alla descrizione del quadro clinico, è compilata congiuntamente da medico e infermiere. «Può sembrare una cosa piccola, ma per me è una rivoluzione culturale», racconta Emanuela. «In molti contesti il lavoro del medico e quello dell’infermiere restano separati. In cure palliative invece si lavora davvero insieme. Questa cartella riflette proprio questo modo di lavorare».
Altre schede sono condivise da tutta l’équipe multidisciplinare: medici, infermieri, psicologi, fisioterapisti e altri professionisti possono contribuire allo stesso spazio di valutazione, ad esempio nella rilevazione del dolore o dei sintomi. «Questo permette di avere quello che chiamiamo “sguardo multifocale”», spiega Emanuela. «Ed è l’unico modo per restituire davvero la complessità della persona di cui ci stiamo prendendo cura».
Il nuovo sistema introduce anche strumenti che facilitano l’organizzazione del lavoro. Nel servizio domiciliare, per esempio, l’apertura di un nuovo accesso genera automaticamente le attività da svolgere, riducendo il rischio di dimenticanze e alleggerendo la parte più tecnica del lavoro. «La complessità delle situazioni che affrontiamo ogni giorno è enorme», racconta Emanuela. «Se alcuni aspetti tecnici vengono supportati dal sistema, noi possiamo dedicarci di più alle persone e alle famiglie».
La cartella è stata inoltre progettata per rispondere alle esigenze specifiche delle cure palliative pediatriche, con schede dedicate che prima non erano integrate. Un cambiamento importante per un ambito assistenziale con caratteristiche molto diverse rispetto a quello dell’adulto.
Anche dal punto di vista organizzativo il sistema rappresenta un passo avanti: dalla gestione dei farmaci alla richiesta degli ausili, fino alla condivisione – in tempo reale – delle informazioni tra tutti i professionisti coinvolti nel percorso di cura.

Ma al di là della tecnologia, ciò che Emanuela sottolinea di più è il lavoro collettivo che ha reso possibile questo progetto. «Abbiamo fatto riunioni a tutte le ore del giorno e della notte», racconta. «Non ci ha fermato niente».
Il risultato è uno strumento ancora perfettibile ma già capace di migliorare significativamente il lavoro quotidiano, da quando è ufficialmente entrato in funzione a febbraio 2026.
«Quando si è dentro al progetto si fa un po’ fatica a rendersene conto», ammette. «Ma questa cartella è già molto più accurata, più dinamica e più condivisa rispetto a prima».
E soprattutto apre nuove possibilità per il futuro. «Il mio sogno è che la tecnologia continui ad aiutarci a togliere peso alla parte burocratica del lavoro», conclude Emanuela. «Così possiamo fare quello che davvero conta: stare accanto alle persone, ascoltarle e prenderci cura di loro».