La signora Nevis, dal nome inglese e lo spirito anticonformista, è stata una donna tanto indipendente quanto amorevole verso l’unica figlia, Elisabetta, che ha deciso di prendersi una pausa dal lavoro quando la madre ha ricevuto una diagnosi infausta. Madre e figlia hanno trascorso otto mesi intensi, fatti di giornate impegnative e piccoli riti indimenticati.
«Prendevamo il caffè sulla Darsena del Naviglio il pomeriggio, guardavamo le papere e la mamma mangiava la sua torta di mele. Non riesco a ripassarci senza pensare a lei».
La presenza di VIDAS accanto a Nevis ed Elisabetta è stata via via più estesa: all’inizio solo i pranzi settimanali al Long Day, «bellissimo perché con mamma ci trovavamo lì anche con altre persone», malati e volontari; poi l’assistenza a domicilio, con medico, infermiere e volontari ogni giorno, finché Nevis non è stata accolta in Casa VIDAS, dove ha vissuto gli ultimi giorni. La figlia racconta di un lungo pianto liberatorio e di essersi rasserenata con la certezza che la madre fosse in ottime mani.
A distanza di tempo, la gratitudine e l’affetto verso VIDAS l’hanno motivata a disporre un lascito testamentario. Un gesto d’amore e un modo per alimentare una catena di solidarietà. «Quando non ci sarò più, sarà bello sapere che il mio gesto potrà aiutare altre persone. E se un giorno dovesse toccare a me, mi auguro che VIDAS possa essere al mio fianco».