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17.06.2020  |  Pazienti e famiglie

L’importanza del sollievo nell’assistenza ai malati inguaribili

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Lo scorso 31 maggio si è celebrata la XIX edizione della “Giornata Nazionale del Sollievo”, un’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica alla cultura del sollievo rivolta a tutti i malati per i quali un percorso di guarigione non è più possibile. Questa ricorrenza è un’occasione importante per ricordare cosa si intende per sollievo e quanti traguardi sono stati raggiunti fino ad oggi grazie all’emanazione della legge 38/2010 sulle cure palliative e la terapia del dolore.

Il significato di questa ricorrenza

La Giornata Nazionale del Sollievo è stata istituita nel 2001 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, su proposta del prof. Umberto Veronesi, “allo scopo di promuovere e testimoniare, attraverso idonea informazione e tramite iniziative di sensibilizzazione e solidarietà, la cultura del sollievo dalla sofferenza fisica e morale in favore di tutti coloro che stanno ultimando il loro percorso vitale, non potendo più giovarsi di cure destinate alla guarigione”. Nel tempo poi questo concetto si è esteso a tutte le condizioni di malattia ed esistenziali, pur mantenendo un’attenzione particolare verso le malattie inguaribili.

L’evento è promosso dal Ministero della Salute, dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e dalla Fondazione Ghirotti. Oltre 200 sono le iniziative e manifestazioni promosse sul territorio, volte a sensibilizzare tutti sul tema dei bisogni della persona malata e dello starle vicino con umana attenzione e competenza professionale.

Quest’anno l’evento è coinciso con la fase di allentamento delle misure di contenimento del Covid-19, pertanto non ci sono state le consuete iniziative previste. Tuttavia, mai come quest’anno la Giornata Nazionale del Sollievo ha acquisito un significato particolare, ricordandoci la finalità principale di questa ricorrenza: guardare al sollievo come obiettivo, senza mai abbassare la guardia sulle giuste cure e terapie per raggiungerlo e mantenerlo.

La cultura del sollievo nella legge 38/2010

Quest’anno si celebra anche il decennale della legge 38/2010, le cui radici affondano proprio nella cultura del sollievo, perché garantisce per la prima volta l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore da parte del malato, sancisce il rispetto per la dignità della persona e il concetto secondo cui si può curare, anche quando non è più possibile guarire. Tutti principi fondamentali che sono anche alla base dell’assistenza di VIDAS, che dal 1982 offre cure adeguate alle esigenze di ogni singolo paziente, nel rispetto dei suoi bisogni e di quelli dei suoi familiari, sia in hospice sia a domicilio.

Cos’è il sollievo per VIDAS

Il concetto di sollievo si intreccia con quello di assistenza, non solo medica e sanitaria, ma anche psicologica e sociale. La soddisfazione di tutti quei bisogni complessi, del malato e della sua famiglia, che contribuisce a donare un po’ di sollievo dalla sofferenza, si ottiene grazie al lavoro di un’équipe multidisciplinare che aiuta il paziente in tanti diversi aspetti della sua esistenza. Il medico, l’infermiere, il fisioterapista, lo psicologo, i volontari, tutti concorrono a un obiettivo comune: alleviare le sofferenze fisiche e spirituali dei nostri pazienti.

Lo spiega bene Giada Lonati, direttrice sociosanitaria di VIDAS, che alla domanda “In cosa consiste il sollievo?” risponde:

L’assistenza ai pazienti è sempre fatta da un’equipe medica di cui fa parte anche lo psicologo, il fisioterapista, l’assistente sociale, perché i bisogni sono complessi. Nelle cure palliative c’è l’idea che venga presa in carico la sofferenza a 360°, perché essa non è solo fisica, ma esistenziale. Tuttavia, il sollievo è anche materiale per le famiglie, che vengono alleggerite dall’impegno assistenziale, perché hanno altri figli, un lavoro o semplicemente necessitano di riposo”.

In effetti, uno degli aspetti che emerge più di frequente dalle testimonianze dei familiari dei nostri assistiti riguarda proprio le sensazioni che i loro cari hanno provato nel periodo di assistenza ricevuta da VIDAS:

 “Sono passati già 6 anni da quando mio papà ci ha lasciati, trascorrendo gli ultimi 9 giorni in casa. Sono stati 9 giorni durante i quali credo abbia ritrovato un po’ di serenità che era stata schiacciata dalla sofferenza, quel brutto tumore che un giorno è arrivato e ha cambiato la vita della nostra famiglia. In quei 9 giorni ho rivisto un po’ di luce negli occhi di mio papà e non finirò mai di ringraziare coloro che fanno parte di VIDAS”.

Queste parole raccontano il vero significato di sollievo per noi di VIDAS, permettendoci di ricordare ancora una volta in occasione della Giornata Nazionale del Sollievo che è sempre possibile curare, anche quando non si può più guarire.

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