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25.03.2020

Graphic novel Exit – dossier sul fine vita

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Recensione a cura di Giada Lonati, medico palliativista

Scopro per caso che nel giugno 2019 per Becco Giallo è uscita una graphic novel sul fine vita. Troppo curiosa la compro e la leggo tutta d’un fiato. Bellissima!

Sceneggiata con grande cura da Gloria Bardi, docente di storia e filosofia e bioeticista, e illustrata con altrettanta efficacia da Luca Albanese, è un prodotto editoriale coraggioso e innovativo che racconta il tema scottante e delicatissimo del fine vita e delle scelte che inevitabilmente comporta, usando un linguaggio chiaro ed efficace ben supportato dalla grafica.

Attraverso capitoli che seguono un ordine cronologico preciso, Exit ci ricorda che la nostra è una medicina giovane e in costante evoluzione e che, ad esempio, fino al 1952 nemmeno esisteva la possibilità di tenere viva una persona incapace di respirare e di come i progressi della rianimazione e della chirurgia abbiano portato a cambiamenti nello stesso concetto di morte (da cardiaca a cerebrale).

Ci accompagna a conoscere meglio Eluana Englaro, Piergiorgio Welby, DJ Fabo e altri protagonisti di storie di cronaca, involontari attori dell’evoluzione della cultura medica, portandoci nell’umanità e nel dolore di persone che hanno dovuto compiere scelte che hanno visto l’opinione pubblica ondeggiare da una parte all’altra sulla base di informazioni spesso superficiali e strumentalizzate, talora guidate da posizioni ideologiche poco attinenti a una reale conoscenza dei fatti.

Naturalmente non manca uno spazio per le cure palliative e per la sedazione in particolare, a proposito della quale Maria Antonietta Farina Coscioni racconta a Marina Ripa di Meana che l’informazione è carente e che “la cosa ha un costo che pochi possono affrontare”. Su questo urge solo la precisazione che le cure palliative sono oggi un LEA, ovvero un Livello Essenziale di Assistenza, un diritto che, al di là delle singole declinazioni regionali, dovrebbe essere garantito ad ogni cittadino italiano.

Perché vi consiglio di leggere Exit? Perché conoscere il punto in cui ci troviamo e quello da cui proveniamo possa spingerci ad affrontare tematiche urgenti e delicate con la giusta dose di umiltà e con la consapevolezza che noi per primi siamo dentro una storia che si dipana poco per volta.

Proprio perché, come spiega il dottor Jules Bastregan, personaggio di fantasia ispirato a una storia vera, che – costretto da una grave disabilità fisica ad abbandonare la professione medica – ha scelto di dedicarsi allo studio della storia della medicina: “Ora non esercito ma grazie alla conoscenza storica mi sento medico più che mai, perché ho la consapevolezza di un percorso fatto di umanità e conoscenza”.

Questo ci ricorda che non solo la medicina ha bisogno di un nuovo umanesimo ma anche di una conoscenza profonda delle proprie radici.

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