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27.06.2016  |  Volontari

Oggi il mio turno in Casa Vidas inizia alle 7

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Quando siamo partiti a novembre 2014 con l’introduzione di un nuovo orario di presenza di volontari in degenza non speravo certo di ottenere una risposta così positiva. Il turno inizia alle 7 del mattino e ora vanta di una task force di una decina di volontari che si alternano. Ecco il racconto di Paolo, storico volontario Vidas, che ha iniziato con l’assistenza a domicilio prima che nascesse casa Vidas per poi passare, quando gli è stato chiesto, all’assistenza in hospice. Un uomo che non si tira mai indietro nel fare ma anche nel dire (ne sappiamo qualcosa noi tre grazie di volontari)!

Turno delle 7

È un giovedì mattina di novembre 2014, alle 5,30 suona la sveglia. Oggi il mio turno in Casa Vidas inizia alle 7. Da qualche giorno tutti noi volontari di abbiamo aumentato la copertura oraria, passando da quattro turni (dalle 10,30 fino alle 19,30) a sei (dalle 7 alle 21.30).

Il risveglio è un po’ difficile, non sono più abituato, fatico ad organizzare l’uscita, ma alle 6 mi chiudo la porta di casa alle spalle. È buio e la strada è deserta, incrocio i primi autobus che usciti dall’autorimessa raggiungono il capolinea per iniziare il primo percorso della giornata; l’edicolante sta sistemando nello spazio espositivo i quotidiani appena arrivati, prendo il giornale, lo saluto velocemente e guadagno l’accesso alla metropolitana. Il primo metro della giornata è pieno; molti di questi volti mi diverranno familiari nella prosecuzione del mio turno alle 7.

Arrivo a Bonola e a passo svelto raggiungo Casa Vidas: non voglio arrivare in ritardo. L’hospice ha ancora tutte le finestre scure tranne lo spazio degli operatori. Sono presenti quelli del turno della notte e quelli che iniziano la giornata alle 7. Suono il campanello, mi viene aperto e raggiungo gli operatori, al primo piano, che attorno al tavolo stanno iniziando lo scambio di informazioni di quanto avvenuto nella notte.

Mi siedo con loro ed ascolto il racconto della notte di ogni ammalato; per la maggior parte è trascorsa tranquilla, per qualcuno invece è stata travagliata impegnando per tutto il tempo gli operatori in turno. Anche a me viene dato il foglio con l’elenco dei degenti e accanto al nome di ognuno annoto le informazioni che saranno utili sia a me sia ai volontari dei turni successivi negli incontri della giornata.

Il passaggio delle consegne termina ed inizio l’attività. Percorro i corridoi che hanno le porte delle camere aperte e buttando uno sguardo discreto cerco di cogliere la richiesta di chi si è già svegliato ed attende la visita degli operatori. Da una porta socchiusa sento il televisore acceso, entro, saluto e sono accolto con un sorriso da una signora che mi chiede se è possibile avere la colazione. È ancora presto e nell’attesa le chiedo come si sente e come ha trascorso la notte. È la prima che la signora ha passato in casa Vidas. È tranquilla, ma un po’ in ansia perché vuole iniziare la riabilitazione. È stata a lungo a letto e la sua camminata è diventata incerta, vuole ricuperare l’autonomia che le permetta di tornare a casa. Racconta la sua malattia interrompendosi spesso per riprendere fiato. Il risveglio è lento e approfitto di una pausa per dirle che la colazione potrebbe essere pronta.

Elenco “il menù” e dopo aver accolto i suoi desideri vado in cucina, dove l’operatore sta già preparando. Dal racconto del passaggio di consegne risulta che la signora ha una dieta libera e che non ha particolari problemi che limitano la mobilizzazione. Preparo il vassoio con una tazza di caffè con latte, biscotti ed un succo di frutta e raggiungo la signora nella sua camera. L’aiuto a sedersi nel letto e le accosto il tavolino mobile apparecchiato con la sua colazione, mi ringrazia ed inizia a mangiare. Il televisore è ancora acceso, la saluto e lascio la stanza. La signora mi sembra tranquilla ma alzando la mano in segno di saluto mi chiede “A che ora arriva il medico?”.

Lascio la stanza e dato che sono ormai le 8.30, su richiesta dell’operatore di turno passo nelle camere per verificare chi è sveglio per proporgli la colazione. Le situazioni sono tutte diverse: chi si alza e viene al tavolo nel soggiorno, chi invece deve essere aiutato a mangiare, ma per tutti è l’occasione di un incontro, di iniziare nel migliore dei modi la giornata. Ai famigliari che nella notte si sono fermati per accudire un proprio caro offriamo qualcosa per rifocillarsi. Completo il giro per soddisfare le diverse esigenze.

La colazione è finita, nel frattempo qualcuno ha già terminato l’igiene mattutina e viene nel salotto dove sono a disposizione i quotidiani. Oggi nessuno ha bisogno di compagnia, quindi aiuto l’operatore nella scelta del menù degli ammalati per il giorno dopo. È l’occasione per conoscere i pazienti che non ho mai incontrato e per iniziare un nuovo rapporto.

 

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