
Il 16, 17 e 18 ottobre 2026 al Teatro Franco Parenti di Milano, torna INCONTRO, il Festival culturale di VIDAS.
Tre giorni di dialoghi, riflessioni, laboratori, performance, attorno a un tema attuale e necessario: ragionevoli utopie.
Tra i tanti ospiti: Maura Gancitano, filosofa e scrittrice, Ilaria Gaspari, filosofa e scrittrice, Domenico Iannacone, giornalista e autore televisivo, Vito Mancuso, teologo, Telmo Pievani, filosofo della scienza, Massimo Recalcati, psicoanalista, e Silvia Righini, autrice tv, radio e podcast.
In un tempo attraversato da paure, disillusione e narrazioni distopiche, il Festival INCONTRO sceglie di interrogare la ragione e l’utopia. Non come evasione dalla realtà, ma come esercizio di responsabilità, immaginazione e cura.
Le ragionevoli utopie nascono dal quotidiano: dalla volontà di non arrendersi a visioni imposte, dall’impegno a non smettere di immaginare un mondo migliore e, allo stesso tempo, dal lavoro paziente per renderlo possibile. Sono utopie che non negano la complessità del presente, ma la attraversano con responsabilità, lucidità e fiducia nella capacità umana di costruire alternative. Sono ragionevoli perché nascono dall’esperienza concreta, dalle relazioni, dai gesti quotidiani che tengono insieme le persone e rendono possibile una società più giusta e umana.
Anche la nascita di VIDAS può essere letta come una “ragionevole utopia”. L’intuizione di Giovanna Cavazzoni in adolescenza è diventata, dal 1982, una pratica quotidiana fondata sull’ascolto, sulla competenza e sulla responsabilità verso l’altro. VIDAS difende il diritto della persona malata a essere curata anche quando non può guarire e a vivere con la migliore qualità di vita possibile, fino alla fine.
Incontrarsi, ascoltare, prendere in cura sono gli atti attraverso cui l’utopia diventa concreta. Ragionevoli utopie invita a rimettere al centro la ragione, a osservare, studiare e confrontare le idee. Perché continuare a immaginare il futuro è, oggi più che mai, un atto necessario.
TUTTO IL GIORNO
Una giornata dedicata alle ragazze e ai ragazzi delle scuole superiori, per riflettere su come le utopie possano guidarci nella costruzione di un futuro migliore, realizzata in partnership con l’agenzia formativa La Fabbrica.
Ragionevoli utopie invita gli studenti a immaginare nuovi modi di stare insieme, di prendersi cura delle relazioni e di riconoscersi come parte di una comunità: un esercizio critico e responsabile capace di trasformare la visione in azione.
La Giornata giovani si inserisce in un più ampio percorso di partecipazione e cittadinanza, che accompagnerà gli studenti fino alla primavera del 2027.
Un ringraziamento speciale a Fondazione Alia Falck, che sostiene il progetto VIDAS e i Giovani e continua a credere con convinzione nel valore di questo percorso. Il suo supporto ci permette di offrire alle nuove generazioni uno spazio autentico di ascolto, confronto e partecipazione, capace di generare un impatto concreto sulla loro crescita personale, critica e civica.
Dialoghi
Semplicemente, vita
Con Guido Harari, fotografo, in dialogo con Federica Bonalumi, giornalista, e Raffaella Gay, direttrice comunicazione istituzionale e discipline umanistiche VIDAS
Un incontro per inaugurare Semplicemente, vita, un progetto fotografico della Federazione Cure Palliative e realizzato da Guido Harari in tre hospice italiani, tra cui VIDAS. Un dialogo sullo sguardo, sull’ascolto, sul valore della presenza e di riconoscere l’altro oltre la malattia. A partire dai ritratti della mostra, uno spazio per riflettere su identità, dignità e fragilità oltre stereotipi, pregiudizi e paure.
Lectio
La cura del possibile
Con Maura Gancitano, filosofa, pedagogista, scrittrice e co-fondatrice di Tlon
Che cos’è una ragionevole utopia? Forse la capacità di imparare a desiderare diversamente, a prestare attenzione, a costruire relazioni non governate soltanto dalla logica della prestazione e del profitto, oltre che dalla paura. La filosofia ci ricorda che la cura delle relazioni e dell’attenzione non è un tema privato, ma una questione profondamente politica. Ogni cambiamento collettivo nasce dal modo in cui scegliamo di guardarci, ascoltarci e riconoscerci. Perché una società si fonda infatti sulla qualità delle relazioni che è capace di costruire e sulla cura che dedica al proprio futuro. Prima ancora di immaginare un mondo diverso, occorre allora creare le condizioni per pensare, sentire e desiderare insieme, riconoscendo nell’altro una possibilità. Le ragionevoli utopie sono infatti modi di stare al mondo, che nascono ogni volta che scegliamo di prenderci cura degli altri e, attraverso di loro, di noi stessi e del futuro.
Laboratori
Death Café
Con Marina Sozzi, tanatologa
In collaborazione con Fondazione Faro
Che cosa accadrebbe se trovassimo uno spazio per parlare della morte con libertà, senza retorica e senza paura? Il Death Café nasce da questa semplice intuizione: creare un contesto informale e accogliente in cui persone anche molto diverse tra loro possano incontrarsi per condividere pensieri, domande, timori ed esperienze legate alla finitudine.
Guidati dalla filosofa e tanatologa Marina Sozzi, i partecipanti saranno invitati a confrontarsi su temi che spesso restano ai margini delle conversazioni quotidiane: la morte, il lutto, la vulnerabilità, il senso del limite e ciò che conta davvero nella vita.
In linea con il tema del Festival, questo nuovo format propone una “ragionevole utopia”: immaginare una società in cui la morte non sia rimossa o relegata al silenzio, ma riconosciuta come parte dell’esperienza umana e occasione di incontro autentico. Perché parlare della fine non significa smettere di parlare della vita; al contrario, può aiutarci a vivere con maggiore consapevolezza, a riconoscere la nostra comune fragilità e a costruire relazioni più profonde e significative.
Dialoghi
Una mente a prova di AI
Con Michela Matteoli, neuroscienziata, Simone Regazzoni, filosofo, e Andrea Daniele Signorelli, giornalista
L’Intelligenza Artificiale sta trasformando il modo di pensare, lavorare e relazionarsi. Se la tecnologia ha sempre modificato l’esperienza umana, oggi lo scarto tra le capacità della mente e quelle dell’AI apre scenari inediti: dalla possibile sostituzione delle funzioni cognitive alla necessità di preservare ciò che rende unica l’intelligenza umana. Un dialogo per esplorare rischi e possibilità di una convivenza etica tra uomo e tecnologia, stare al passo con il cambiamento e fare di questa trasformazione una risorsa.
Dialoghi
L’utopia della felicità
Con Ilaria Gaspari, filosofa e scrittrice, Silvia Righini autrice tv, radio e podcast, e Raffaele Alberto Ventura, scrittore e autore
Siamo cresciuti con l’idea che la felicità fosse possibile per tutti. Oggi, però, quella promessa si incrina: le aspettative aumentano, mentre le possibilità restano limitate. La società contemporanea produce più ambizioni di quante ne possa soddisfare, generando frustrazione e senso di inadeguatezza. Ma se il problema non fosse come diventare felici, bensì che cosa intendiamo per felicità?
Il dialogo tra Ilaria Gaspari e Raffaele Alberto Ventura mette a confronto due prospettive: da un lato, una critica all’idea di autorealizzazione universale; dall’altro, il recupero della felicità come pratica, misura e consapevolezza.
In un tempo in cui essere felici sembra un obbligo, è ancora possibile immaginare una felicità che tenga conto del limite, della realtà e degli altri?
Laboratori
Death Café
Con Marina Sozzi, tanatologa
In collaborazione con Fondazione Faro
Che cosa accadrebbe se trovassimo uno spazio per parlare della morte con libertà, senza retorica e senza paura? Il Death Café nasce da questa semplice intuizione: creare un contesto informale e accogliente in cui persone anche molto diverse tra loro possano incontrarsi per condividere pensieri, domande, timori ed esperienze legate alla finitudine.
Guidati dalla filosofa e tanatologa Marina Sozzi, i partecipanti saranno invitati a confrontarsi su temi che spesso restano ai margini delle conversazioni quotidiane: la morte, il lutto, la vulnerabilità, il senso del limite e ciò che conta davvero nella vita.
In linea con il tema del Festival, questo nuovo format propone una “ragionevole utopia”: immaginare una società in cui la morte non sia rimossa o relegata al silenzio, ma riconosciuta come parte dell’esperienza umana e occasione di incontro autentico. Perché parlare della fine non significa smettere di parlare della vita; al contrario, può aiutarci a vivere con maggiore consapevolezza, a riconoscere la nostra comune fragilità e a costruire relazioni più profonde e significative.
Lectio
Immaginare il domani
Con Telmo Pievani, filosofo della scienza
Disegno live a cura di Michele Tranquillini, illustratore
La storia della vita sulla Terra non segue un progetto prestabilito, ma si sviluppa attraverso cambiamenti improvvisi e inattesi, capaci di aprire continuamente nuovi scenari.
A partire da questa consapevolezza, ci interroghiamo su come agire in modo significativo in un mondo attraversato da crisi climatiche, conflitti e trasformazioni energetiche. Se è impossibile pensare di avere il controllo sul futuro, abitare l’incertezza può forse offrirci una maggiore libertà di azione e di immaginazione.
In questo scenario, il tema dell’adattamento diventa centrale e parole come cura, condivisione e attenzione assumono un significato particolare: la cura nei confronti degli ecosistemi di cui facciamo parte e delle fragilità sociali che attraversano le nostre comunità; la condivisione come forma di cooperazione capace di ampliare le possibilità di sopravvivenza e benessere; l’attenzione come esercizio critico che ci permette di distinguere ciò che è sostenibile da ciò che non lo è. Immaginare il futuro, allora, non è più un esercizio astratto, ma un atto concreto e collettivo.
Spettacoli
Storie di chi decide di restare
Con Domenico Iannaccone, giornalista e autore televisivo
Prendersi cura non promette di risolvere tutto. Non cancella il dolore né costruisce un mondo perfetto. Eppure, cambia il modo di attraversare la vita. È un’utopia concreta, fatta di gesti quotidiani e della scelta di restare accanto ai più fragili. Attraverso storie raccolte nei luoghi della cura, emerge un’Italia, spesso invisibile, in cui il valore di una persona si misura nella sua dignità. Medici, infermieri, familiari e volontari condividono il tratto più vulnerabile dell’esistenza, quando non è più possibile guarire, ma è ancora possibile prendersi cura e non lasciare nessuno solo.
Laboratori
Meditazione guidata: la gentilezza come cura
Con Caterina Giavotto, assistente spirituale VIDAS
Imparare a prendersi cura di sé è indispensabile per permettere alle nostre risorse interiori di fiorire. E per poi essere in grado di prendersi cura anche di altri. Un laboratorio per fermarsi e ascoltarsi attraverso la meditazione. Un tempo dedicato a coltivare gentilezza, saggezza e strumenti interiori, alternando pratiche individuali e di gruppo, condivisioni e riflessioni. Un’occasione per attraversare i momenti difficili con più consapevolezza ed equilibrio interiore.
Lectio
Ragionevoli utopie
Con Massimo Recalcati, psicoanalista
Bisognerebbe distinguere due forme di utopia. La prima immagina un mondo perfetto e senza mancanza, in cui il desiderio diventa un capriccio o un’illusione. Proprio perché promette la perfezione, è destinata a non realizzarsi o a farlo deformandosi tragicamente, come ha mostrato il Novecento.
Esiste però una seconda utopia, più “ragionevole”: non promette una completezza impossibile né rimanda a un futuro irraggiungibile. È l’utopia che riconosce la potenza generativa del desiderio e la sua capacità di aprire la vita: un’utopia del qui e ora, della mancanza e dell’incontro.
Dialoghi
La vita dopo la morte?
Con Francesca Berardi, giornalista e autrice podcast per Chora Media, Giada Lonati, medico e direttrice sociosanitaria VIDAS, e Davide Sisto, filosofo e tanatologo
Quanto è utopistico immaginare una società in cui la morte possa essere riconosciuta come parte naturale della vita, invece che rimossa o nascosta?
Oggi social network, archivi digitali e sistemi di intelligenza artificiale stanno cambiando profondamente il modo in cui le persone continuano a esistere nello spazio pubblico anche dopo la morte.
Profili che restano attivi, contenuti che continuano a circolare, applicazioni che promettono di ricostruire la voce o la personalità di chi non c’è più, fino alla possibilità di “dialogare” con simulazioni dei propri cari.
Sono trasformazioni che aprono domande importanti: che cosa succede al lutto quando la presenza digitale di una persona non scompare?
Le tecnologie ci aiutano a elaborare la perdita o rischiano di rendere più difficile accettare la finitudine? E che tipo di rapporto con la morte – e quindi con la vita – stiamo costruendo come società?
Laboratori
Il mio filo di Arianna
Con Francesca Brandolini, psicologa VIDAS, e Marta Scrignaro, pedagogista VIDAS
Un breve percorso di esplorazione, individuale e di gruppo, per allenare la creatività e lo sguardo su di sé, imparando a orientarsi tra desideri e scelte della vita. Il laboratorio permette ai partecipanti di sperimentare il potere trasformativo della creatività, intrecciando diverse forme di arte espressiva: disegno e pittura, movimento del corpo, scrittura, musica e immaginazione.
Dialoghi
Cosa ci tiene insieme?
Con Camilla Ferrario, autrice e content creator di Will Media, Daniele Mencarelli, poeta e scrittore, e Andrea Rustichelli, giornalista
Viviamo in un tempo in cui la solitudine cresce e le comunità sembrano sempre più fragili. Eppure, bisogni, diritti e vulnerabilità continuano a legare persone capaci di attivarsi, sostenersi e generare cambiamento. Dalle reti digitali alle relazioni quotidiane, un dialogo su ciò che trasforma una rete di persone in una comunità: il riconoscimento reciproco, la partecipazione e la responsabilità di prendersi cura gli uni degli altri. Perché una comunità virtuosa non è un ideale, ma una scelta da costruire insieme.
Dialoghi
Milano, una città per restare?
Con Cecilia Pellizzari, direttrice editoriale Scomodo, Giangiacomo Schiavi, giornalista, e Federica Verona, architetto e urbanista
Quale spazio offre Milano alle nuove generazioni per costruire una vita e immaginare il futuro? Il disagio giovanile attraversa periferie e quartieri centrali, tra precarietà economica, esistenziale e politica. Cultura, partecipazione e rigenerazione urbana possono diventare infrastrutture sociali capaci di creare fiducia, prossimità e appartenenza. Un dialogo sulla possibilità per i giovani di dare forma alla Milano che verrà, più giusta, in cui nessuno resti ai margini. Perché Milano può ancora far nascere speranza.
Laboratori
Ponti verso l’impossibile
Con Manuela Bianchi, HR business partner e counselor, e Roberta Brugnoli, formatrice e counselor
Un laboratorio esperienziale per avvicinarsi a ciò che, a prima vista, sembra lontano, difficile o irrealizzabile: l’utopia, spazio delicato e necessario. Un percorso personale e condiviso per ascoltare i propri limiti, dare voce alle emozioni e riconoscere il proprio “impossibile”. Per scoprire che proprio da lì può nascere un movimento nuovo e immaginare un ponte verso ciò che ancora non c’è, ma può iniziare a prendere forma.
Dialoghi
Utopia di un mondo senza confini
Con Marco Aime, antropologo, Laura Cappon, giornalista e reporter, e Luca Misculin, giornalista de Il Post
Chi è dentro, chi resta fuori. Per molto tempo abbiamo pensato ai confini come linee geografiche. Oggi attraversano le società dall’interno: separano chi ha accesso a diritti, risorse e opportunità da chi ne è escluso. Il tentativo è spostare lo sguardo dai confini geografici a quelli sociali, economici e politici e interrogare le disuguaglianze nelle democrazie contemporanee. Cosa serve per costruire una società in cui il luogo in cui si nasce non determini ciò che si può diventare?
Dialoghi
L’utopia di restare umani
Con Ferruccio de Bortoli, giornalista e presidente VIDAS, e Vito Mancuso, teologo
Dove abita oggi l’utopia? Non nei grandi progetti destinati a trasformare il mondo, non nelle promesse della storia, ma in un luogo più fragile e profondo: dentro di noi. In un’epoca segnata dalla potenza della tecnologia, dalla possibilità di trasformare corpo, mente e relazioni, la sfida non è solo cambiare il mondo, ma non lasciarsi cambiare fino a perdere ciò che ci rende umani: libertà, coscienza, intelligenza, ricerca del bene, virtù e conoscenza. La nuova utopia ha un nome antico e prezioso: umanità.
Spettacoli
La vita davanti a sé
Con Arianna Scommegna
Alla fisarmonica Giulia Bertasi
Chiusura dell’edizione 2026 del Festival INCONTRO con un reading musicale tratto dal romanzo di Romain Gary.
“Avevano tutti e due bisogno di amore come non si era mai visto alla loro età, e dovevano unire le loro forze”. È la storia raccontata in prima persona da un bambino, Momò, nella Belleville miserabile e multietnica degli anni ’70. Momò vive a casa di Madame Rosa, ex prostituta che accudisce bambini destinati altrimenti al brefotrofio. Momò è il preferito di Madame Rosa, tra loro si crea un rapporto sincero e stretto che li legherà per sempre. Una storia che parla di cura come atto di responsabilità. Momò ci mostra come nelle situazioni più tragiche e amare della vita si possa trovare la forza di sorridere. Un’iniezione di coraggio, speranza, tenerezza e cura per l’anima.
Performance
After/DOPO
Ideazione e conduzione Matteo Lanfranchi
Sound design Roberto Rettura
Allestimento e visual Paola Villani
Assistenza artistica Laura Dondi
Organizzazione Isadora Bigazzi
Produzione Effetto Larsen
Co-produzione In situ Art Project
Co-finanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea, La strada (Graz, Austria), Pergine Spettacolo Aperto
Soggetto vincitore del bando “Della morte e del morire” dell’Associazione culturale dello Scompiglio
Con il sostegno di Danae Festival, Cross Award
After/DOPO è un’installazione collettiva che invita il pubblico a riflettere sulla propria mortalità per dare valore al presente e a ciò che davvero conta. Attraverso azioni semplici e simboliche (tracciare una mappa delle relazioni, lasciare un messaggio, scrivere il proprio testamento emotivo, stendersi su un tappeto di foglie) le persone sono accompagnate in un percorso intimo, fatto di tracce personali lasciate in forma anonima e aperte alla condivisione. L’insieme di queste tracce lasciate dal pubblico diventa l’installazione stessa. After/DOPO si apre con una premessa: l’unica condizione per partecipare al percorso è immaginare, nel momento in cui si inizia, di non esserci più. Ciascun partecipante è quindi chiamato a immaginare la propria fine ma soprattutto ciò che resta “dopo”.
Exhibition
Semplicemente, vita
Ritratti, relazioni e quotidianità nelle cure palliative
Progetto fotografico a cura di Guido Harari
Che cosa significa vedere davvero una persona? Attraverso l’esperienza di Semplicemente, Vita, il progetto fotografico di Federazione Cure Palliative realizzato in tre hospice d’Italia, tra cui VIDAS, Guido Harari ci accompagna in una riflessione sullo sguardo, sull’incontro e sul riconoscimento dell’altro. In un contesto in cui la malattia rischia spesso di diventare l’unica lente attraverso cui una persona viene osservata, il ritratto si trasforma in un’occasione di ascolto e di relazione, capace di restituire identità, complessità e dignità.
L’incontro con pazienti, familiari e operatori diventa così un’esperienza che mette in discussione stereotipi, paure e pregiudizi, mostrando come la fragilità non cancelli la persona ma possa rivelarne aspetti profondi e autentici. Un dialogo sul valore della presenza, sulla forza trasformativa dell’ascolto e su una possibile “ragionevole utopia”: una società in cui ciascuno possa essere riconosciuto nella propria interezza, al di là della malattia, della vulnerabilità o della condizione in cui si trova.
Exhibition
Utopie possibili. Dove il futuro prende forma
Opere realizzate dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera
Le utopie non abitano un altrove irraggiungibile: prendono forma quando l’immaginazione incontra la realtà e apre nuove possibilità. Attraverso le opere nate dal concorso promosso da VIDAS in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Brera e Casa degli Artisti, la mostra esplora l’arte come spazio in cui l’utopia prende corpo, si confronta con il reale e con la fragilità umana, ne accetta le contraddizioni e prova a ridisegnarle. Linguaggi e prospettive differenti raccontano un futuro possibile che prende forma nei gesti e nelle relazioni: non perfetto né irraggiungibile, ma capace di generare alternative, nuove forme di comunità e di equilibrio con la natura. Un invito a guardare il presente con occhi nuovi e a riconoscere nell’arte uno spazio in cui il futuro può essere pensato, condiviso e costruito. Perché ogni trasformazione nasce prima di tutto da un atto di immaginazione.
Exhibition
L’arte della cura: frammenti di vita
Installazione multimediale
Con gli studenti del corso di didattica residenziale solidale Università IULM: Francesca Buongiorno, Chiara Fernandez, Giulia Filomena, Lorenzo Forma, Francesca Picone, Aurora Rucci
A cura di Silvia Borsari e Beatrice Cidda, con il coordinamento di Alessandra Mazzei
L’arte della cura: frammenti di vita è un progetto di narrazione multimediale nato all’interno del corso di Didattica Residenziale Solidale dell’Università IULM, in partnership con VIDAS.
Gli studenti hanno chiesto ad alcuni operatori di VIDAS, Hospice Casa VIDAS e Casa Sollievo Bimbi VIDAS, di scegliere un oggetto capace di raccontarli: una candela, un paio di jeans, uno zaino da trekking, un paio di scarpe rosse, un pupazzo con un nome speciale. Oggetti quotidiani, essenziali, apparentemente senza significato, eppure carichi di senso. Da queste scelte sono nati un percorso fotografico, una campagna cartellonistica e brevi racconti in prima persona: non oggetti come cose, ma come frammenti di vita, tracce di umanità che raccontano le sfumature del soggetto “proprietario”, dal punto di vista degli oggetti. Testimoni silenziosi di cosa significhi davvero prendersi cura dell’altro. Nasce da qui l’esigenza di raccontare che VIDAS non è solamente una realtà medica, ma relazione e accompagnamento: “L’arte della cura: frammenti di vita” è il modo che abbiamo scelto per dirlo.
Nella cura vera niente sparisce. Restano gli oggetti e i ricordi, come testimoni della vita e della relazione.
Il programma completo e le modalità di iscrizione saranno disponibili a partire dal 21 settembre. Nel frattempo, rivivi l’atmosfera di INCONTRO attraverso gli highlights dell’edizione precedente.
Guarda gli highlights del 2025 e scopri di più sulla precedente edizione del Festival INCONTRO