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15.10.2013

La cura spirituale

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Nell’ultima parte del suo articolo (leggi la precedente), Carol Taylor conclude le sue riflessioni tentando di riportare il tutto in un contesto più ampio di cura spirituale. Anche quest’ultima parte per me è stata particolarmente stimolante, quindi spero possa esserlo anche per voi.

Jim aveva combattuto per tutta la vita. Cresciuto cattolico, aveva smesso di andare in chiesa ai tempi del college e, al momento della diagnosi di tumore, non trovava conforto né supporto in una relazione con Dio o con un potere superiore. Di più: si era allontanato dagli amici e anche dalla famiglia. La morte era un prospettiva terrificante. Nel continuum tra integrità dell’io e disperazione, lui era nella seconda categoria.
Potevo io esser di aiuto a Jim per promuovere la guarigione?
Cosa aveva la cura spirituale da offrire a Jim e a me?

Fonte immagine https://www.pomodorozen.com/zen/il-sentiero-spirituale-sri-daya-mata-1/

Fonte https://www.pomodorozen.com/zen/il-sentiero-spirituale-sri-daya-mata-1/

La spiritualità è l’aspetto dell’umanità che si riferisce alla modalità con cui gli individui cercano ed esprimono il senso e lo scopo e con cui vivono la loro relazione con il momento, con l’io, con il prossimo, con la natura, con ciò che ha significato e con il sacro. La spiritualità è semplicemente la cosa più profonda di tutto ciò che di spirituale fanno le creature quando realizzano se stesse, quando ridono, piangono, amano, vivono e muoiono, quando si assumono responsabilità, quando combattono per la verità, aiutano generosamente i compagni, sperano nonostante tutto, rifiutano di farsi amareggiare dalle banalità della vita quotidiana, quando – in una parola – vivono come vorrebbero vivere, opponendosi all’egoismo e alla disperazione che sempre ci assillano e minacciano.

Per gli ammalati gravi e i morenti, come Jim, il lavoro di realizzare se stessi può essere molto faticoso soprattutto se affrontato da soli. In ultima analisi, ogni persona morente capace di sentire l’avvicinarsi della morte è di fronte a due categorie di domande: quelle di valore e quelle di senso.

Domande di valore: “Io come morente ho un valore qui ed ora?” – “La mia vita così come l’ho vissuta finora ha un valore?” – “C’è un valore che rimarrà dopo la mia morte?”.

Domande di senso, che esprimono la speranza: “Il mio morire ha un significato qui ed ora?” – “La mia vita come finora l’ho vissuta ha un significato?” – “Ha avuto un senso ciò per cui ho sofferto?” – “Ci sarà un senso del mio vivere e morire che perdurerà oltre alla mia morte?”.

La “guarigione” può essere descritta come un graduale risveglio verso un senso più profondo del sé e del sé in rapporto con gli altri; essa nasce dall’interno e coincide con la disponibilità della persona a crescere e cambiare. L’attitudine a guarire è un credo che riconosce in tutte le esperienze della vita, incluse le malattie e le avversità, opportunità di apprendimento e crescita verso ciò che noi siamo nati per essere. Noi pur non potendo “curare” tutte le malattie né arrestare tutti i problemi legati all’invecchiamento, alla malattia cronica, al morire e alla morte, possiamo comunque camminare accanto a chi soffre per questi problemi esistenziali e aiutarlo a integrarsi, a essere autentico e ricco non nonostante, ma a causa di queste realtà.

Pensando a come procedere al meglio con Jim, ricordai e ripensai ai tre bisogni spirituali comuni a tutte le persone: 1.bisogno di senso, 2.bisogno di relazione, 3.bisogno di perdono. La cura spirituale è la cura, il prendersi cura, che aiuta gli individui a far fronte a questi bisogni di base.

Parlai con Jim dei bisogni spirituali e gli dissi anche che era un bene che avesse il tempo di lavorare per affrontarli. Gli raccontai di Cecily Sauders che sorprendeva gli ascoltatori dicendo di sperare di morire di tumore perché così avrebbe avuto il tempo di dire “grazie, scusa, addio”, aggiunsi che io avrei voluto dire anche ”ti amo”. Rimanendo vicina con discrezione a Jim tentai di trasmettergli non verbalmente la mia convinzione che tutti gli uomini hanno in sé uno spirito divino che aspira a grandi ideali. Jim rifiutò chemio e radioterapia e visse ancora due anni dopo la diagnosi. Al funerale c’era tutta la sua famiglia e c’erano i suoi amici che ricordavano i suoi ultimi anni come una benedizione. Jim infatti riallacciò tante amicizie e morì tranquillo nel sonno.

Il regalo di Jim per me è stata una rivalutazione profonda dei bisogni spirituali universali che rende ogni uomo contemporaneamente vulnerabile e pieno di risorse. La mia incapacità a curare il tumore di Jim mi aprì la porta verso un nuovo ruolo di compagno fedele quando Jim passò dalla disperazione alla guarigione e pienezza. La cura spirituale è una cura che noi possiamo sempre offrire agli ammalati gravi e morenti.

Brani tratti da Rethinking hopelessness and the role of spiritual care when cure is no longer an option.
Carol Taylor PhD
Journal of Pain and Symptom Management 2012;44:626-30

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