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23.07.2012  |  Silvia Vegetti Finzi

Si tocca con il corpo e con la mente

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Si tocca con il corpo e con la mente. Un paradosso? Per nulla.

In questo nuovo incontro sulla via del quinto senso e attraverso le riflessioni di Lacan, Silvia Vegetti Finzi spiega quanto siano intimamente connesse e inscindibili le funzioni del tatto come sensazione e come relazione.

È dunque tempo di riabilitazione per il non più ultimo dei sensi. Che si prende una rivincita sugli scettici, a tal punto da farli arrossire. Perciò e non a caso soffriamo sulla pelle la nostra mancanza di tatto.

[…] è al tatto, in quanto sensazione pura, disgiunta dal pensiero, che si chiede la prova della verità. Anche se questa acquisizione di verità viene pagata con l’impoverimento estremo dell’esperienza, ridotta a mera ricezione di stimoli somatici.
Ma questa è una forzatura filosofica: la sensazione allo stato puro non esiste, non corrisponde al nostro modo di vivere, non ci rappresenta. In ogni momento noi comunichiamo con il corpo e con la mente ed entrambi  procedono insieme, congiuntamente. Anche quando sembra che le sensazioni seguano percorsi autonomi dipendono da un sistema complessivo che decide le priorità e il senso di ogni  esperienza.

[…] E, ogni atto vitale, sottolinea Lacan, ha una funzione relazionale. L’uomo nasce incapace di sopravvivere da solo e tale rimarrà per molti anni. Pertanto ha bisogno, più di ogni altra cosa, di porsi in rapporto con gli altri, di stabilire forme di comunicazione.
Se, adottando questa prospettiva, passiamo ora a considerare, non tanto il rapporto con le cose, con gli oggetti reali o duplicati, quanto le relazioni interumane, vediamo che la funzione del tatto acquista un significato diverso e un valore aggiunto.
È vero che possiamo ignorare di avere un sassolino nella scarpa, ma il contatto con l’altro è sempre carico d’intensità. Noi non abbiamo bisogno di oggetti ma di affetti e il desiderio, dice Lacan, è sempre desiderio dell’altro, desiderio d’amore, persino quando si esprime nelle forme distruttive dell’odio.
Nel gioco degli scambi siamo impegnati in modo reciproco sia nella percezione fisica, tattile, dell’altro –  per cui se io sento te, tu senti me – sia nella sua funzione traslata, nei rapporti  comunicativi della psiche.
Tanto che è quasi impossibile separare le due funzioni – il tatto come sensazione e il tatto come relazione.
È significativo inoltre che le emozioni si esprimano innanzitutto attraverso la pelle, l’organo del tatto. Vedendo un volto impallidire o arrossire siamo spesso in grado di dedurne lo stato affettivo.
Ma è ancor più significativo che il linguaggio attribuisca al tatto, il più concreto dei sensi, proprio le funzioni più squisitamente mentali, quelle particolarmente difficili da definire e condividere.
Espressioni come “avere tatto”, “soffrire sulla propria pelle”, ” provare una sensazione di pelle”, “sentirsi in contatto”, “toccare con mano” alludono a operazioni mentali ineffabili, le più lontane dalla sfera dei sensi e al tempo stesso le più capaci di esprimerla.

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