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16.07.2012  |  Cultura

The Big C: la serie tv che parla di cancro con ironia

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C come cancro. È quella la “Big C” del titolo, che gioca sulla difficoltà di pronunciare una parola così pesante, soprattutto psicologicamente. Il tema della malattia è affrontato in questa serie tv con leggerezza e ironia, come nel film “La guerra è dichiarata”, di cui vi ho già parlato.

Quando a Cathy (Laura Linney, nella foto) viene diagnosticato un melanoma in fase avanzata, lei decide che è arrivato il momento di imparare a godersi la vita, senza pensare troppo al giudizio degli altri. Senza confessare a nessuno la sua malattia – dando vita anche ad una serie di equivoci che coinvolgono il suo medico, assurto a ruolo di confidente – Cathy si abbandona al puro edonismo, lasciando da parte la monotonia che aveva contraddistinto la sua intera esistenza e cedendo agli impulsi del momento. Ecco che allora si libera del marito Paul, giudicato troppo infantile, e cerca di recuperare il rapporto con il figlio adolescente Adam e con l’eccentrico fratello Sean, attivista ambientalista. Riesce anche, grazie a questo suo nuovo modo di comportarsi così sconcertante e bizzarro per la sua famiglia, a creare nuove e importanti amicizie: con la scontrosa vicina di casa Marlene, la prima con cui condividerà la sua malattia, e con la studentessa del suo corso Andrea (interpretata dall’attrice nominata all’Oscar per “Precious” Gabourey Sidibe).

Creata da Darlene Hunt, la serie debutta sugli schermi americani nel 2010 su Showtime con un buon successo di critica e arriva in Italia su FoxLife nel giugno dello scorso anno. Con svariate nomination agli Emmy e ai Golden Globes (e la vittoria di quest’ultimo premio come miglior attrice) alle spalle, “The Big C” è ormai giunta alla terza stagione. Il progetto originale prevede che in totale siano 5, una per ogni fase di elaborazione del dolore: negazione o rifiuto, rabbia, contrattazione o patteggiamento, depressione e da ultimo accettazione. Sono queste le dinamiche attraverso le quali passa chi si trova a fare i conti con una diagnosi di forma cancerogena in stato avanzato.

La serie fa i conti dunque con la realtà vera del malato, affermando – usando le parole di Laura Linney in un’intervista a Repubblica – che «il sorriso è l’arma più potente contro la malattia. Ma non c’è sorriso senza compagnia». Lo pensiamo anche noi e cerchiamo di dimostrarlo in occasioni come la festa di fine anno di cui ci ha parlato Monica. Una serie come “The Big C” si assume un compito importante come quello di focalizzare l’attenzione sul malato, tanto più che per farlo sceglie la forma poco scontata del dramedy (ibrido tra dramma e commedia), mescolando contenuti seri ed esperienze comuni con situazioni al limite del paradossale. Il tutto senza risultare retorico o moralista ma mantenendo il corretto attaccamento alla realtà.

Avete anche voi qualche film o serie da consigliare sulla tematica, magari leggero come “The Big C”? Segnalatemelo e spiegatemi la vostra scelta, potremmo raccogliere i vostri preferiti in un post!

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