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15.09.2026  |  Raccolta fondi

Perché un family office ha scelto di finanziare il “Sostegno al lutto” di VIDAS 

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Urszula Swierczynska, Impact and Philanthropy Director di PFC – Partners For Change, il family office, racconta il modello di finanziamento flessibile con cui l’ente ha deciso di sostenere VIDAS, pur non essendo le cure palliative una priorità del suo portafoglio filantropico.

PFC – Partners For Change non finanzia progetti singoli: sceglie organizzazioni con cui costruire relazioni di lungo periodo, concentrando il proprio portafoglio filantropico su due sfide sistemiche: le disuguaglianze e la crisi climatica. Per PFC le cure palliative non rientravano tra le priorità individuate, ciò nonostante, ha scelto di finanziare il progetto di Sostegno al lutto di VIDAS attraverso la componente discretionary del proprio portafoglio filantropico, una quota limitata, circa il 10%, riservata a partnership che nascono da un forte allineamento di valori più che di missione. Urszula Swierczynska, Impact and Philanthropy Director di PFC, spiega come funziona questo modello, e perché ha portato proprio a VIDAS.

Qual è la visione che vi ha spinto a istituire il vostro ente, quali sono i pilastri che guidano il vostro modello operativo e gli obiettivi?

PFC nasce nel 2016 come family office di un ramo di un’importante famiglia imprenditoriale italiana, in seguito alla transizione da un modello industriale a uno di gestione patrimoniale, che ha portato la famiglia a strutturare in modo più formale e professionale il capitale.

Oggi portiamo avanti questa eredità come family office, gestendo il capitale in modo integrato, attraverso investimenti, filantropia e advocacy, con l’obiettivo di contribuire a un sistema economico più giusto e sostenibile, mettendo tutte le risorse della famiglia al servizio di un impatto reale e di lungo periodo.

Cosa significa per PFC ‘fare filantropia’ oggi e come misurate l’impatto sociale dei vostri interventi?

Per noi, fare filantropia significa intervenire sulle cause sistemiche delle disuguaglianze e della crisi climatica, non limitandosi a mitigarne gli effetti. Questo implica sostenere interventi di lungo periodo capaci di incidere su politiche, dinamiche strutturali e modelli culturali, piuttosto che offrire risposte puntuali ai bisogni immediati.

Inoltre, in PFC la filantropia si inserisce in uno “spettro del capitale” integrato: nel caso della filantropia l’impatto è una dimensione prioritaria rispetto al ritorno finanziario. Rappresenta uno strumento intenzionale attraverso cui sperimentiamo, assumiamo rischi e contribuiamo a cambiamenti che altri tipi di capitale difficilmente riescono a sostenere.

Misuriamo l’impatto attraverso un approccio strutturato ma flessibile: adottiamo KPI a livello di portafoglio e di singolo grant, affiancati da uno score di impatto e da un framework di teoria del cambiamento che orientano l’allocazione del capitale e il monitoraggio dei progressi rispetto ai nostri obiettivi.

Come selezionate i progetti e quali sono i requisiti imprescindibili che cercate in un partner?

Più che selezionare i singoli progetti puntiamo a identificare le organizzazioni e costruire partnership di lungo periodo. Il nostro approccio è proattivo: individuiamo realtà impegnate su cause sistemiche e allineate con la nostra teoria del cambiamento.

Il processo prevede una prima fase di ricerca e screening, seguita da una due diligence approfondita che valuta non solo le singole iniziative in termini di impatto potenziale, ma soprattutto l’organizzazione nel suo complesso.

I requisiti imprescindibili sono tre: forte allineamento valoriale e strategico con le nostre aree di intervento; capacità di incidere su dinamiche strutturali, oltre la gestione dei sintomi; solidità organizzativa, in termini di governance, leadership e visione di lungo periodo.

A questi si aggiunge un elemento per noi fondamentale: la disponibilità a lavorare in partnership, con apertura reciproca all’apprendimento e alla collaborazione. È su queste basi che costruiamo relazioni durature, più che interventi puntuali.

Qual è il valore aggiunto di sostenere realtà solide e strutturate?

In questo senso, sostenere organizzazioni solide e strutturate è fondamentale. Realtà dotate di una chiara strategia, una governance efficace e capacità operativa sono meglio posizionate per trasformare le risorse in impatto concreto e duraturo. Il valore aggiunto non risiede solo nell’efficienza, ma nella capacità di incidere in profondità: lavorare sulle cause dei problemi, costruire partnership e generare cambiamenti che vadano oltre il singolo intervento.

Allo stesso tempo, è importante mantenere apertura verso organizzazioni e movimenti sociali meno strutturati. Spesso sono proprio questi attori a esprimere maggiore capacità di innovazione e di rottura, perché più vicini ai bisogni emergenti e in grado di mettere in discussione modelli esistenti e dinamiche di potere consolidate.

In questo quadro, il capitale filantropico ha un ruolo distintivo: può e deve assumersi livelli di rischio che altri capitali non possono sostenere, abilitando sperimentazioni, approcci innovativi e realtà in fase iniziale che altrimenti faticherebbero a emergere.

PFC e VIDAS

Nel vasto panorama del Terzo Settore, perché avete scelto di puntare proprio su VIDAS?

Ciò che ha fatto la differenza è stata una combinazione molto forte di eccellenza operativa, solidità organizzativa e qualità del modello di intervento. Abbiamo riscontrato grande professionalità, trasparenza e una chiara capacità di tradurre i valori in pratica, in un ambito, quello delle cure palliative, che richiede competenze altamente specialistiche e grande sensibilità.

Allo stesso tempo, questo intervento non rientra nel nostro portafoglio core, ma in quella che definiamo la componente discretionary della nostra filantropia. Si tratta di una quota limitata (circa il 10%) che ci permette di sostenere opportunità che emergono da un forte allineamento valoriale, anche al di fuori delle nostre aree prioritarie.

Privilegiamo forme di finanziamento flessibili, affidando alle organizzazioni la responsabilità di allocare le risorse dove ritengono possano generare il maggiore impatto, sulla base della loro esperienza e della conoscenza diretta dei bisogni.

Nel caso di VIDAS, il “Sostegno al lutto” è stato individuato dall’organizzazione come uno dei bisogni più rilevanti e al tempo stesso meno visibili. La nostra scelta è stata quindi quella di accompagnare VIDAS nel rafforzamento di quest’area, riconoscendo il valore di intervenire anche su dimensioni spesso trascurate, ma essenziali per la qualità della cura e del supporto alle persone.

In che modo l’approccio di VIDAS per garantire dignità umana nel fine vita si allinea con la missione di PFC?

A livello di mission, l’allineamento non è diretto, detto questo, l’approccio di VIDAS è fortemente allineato con i nostri valori. In particolare, riflette il nostro Purpose, costruire insieme il mondo in cui vogliamo vivere, attraverso un impegno concreto per la qualità della vita anche nei momenti più fragili.

Inoltre, ritroviamo una forte coerenza con i principi di Humanity, nell’attenzione empatica e profonda alla persona, e di Integrity, nella qualità, affidabilità e trasparenza con cui vengono erogati i servizi. È su questo piano valoriale che si costruisce l’allineamento più forte tra PFC e VIDAS.

Il sostegno flessibile, oltre PFC

Il modello che PFC descrive, fiducia nell’organizzazione più che nel singolo progetto, risorse allocate dove serve davvero, non è un caso isolato: è la direzione in cui si muove la filantropia più innovativa a livello internazionale. Dal 2019 MacKenzie Scott ha donato oltre 19 miliardi di dollari senza vincoli a più di 2.000 organizzazioni non profit, applicando lo stesso principio su scala molto più ampia.

I risultati di quel modello sono ormai documentati: secondo lo studio triennale del Center for Effective Philanthropy su oltre 800 organizzazioni beneficiarie, l’85% dei leader non profit intervistati dichiara che il contributo ricevuto ha rafforzato in modo moderato o significativo la sostenibilità finanziaria di lungo periodo della propria organizzazione. Il punto di partenza è sempre la fiducia.

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