
Quando pensiamo al domani, il nostro pensiero può andare naturalmente a ciò che vorremmo continuare a proteggere: le persone care, le passioni coltivate, i progetti sostenuti e i valori che hanno accompagnato la nostra vita. Optare per soluzioni che tutelino chi ci sta accanto, così come gli ideali in cui crediamo, è il modo migliore per assicurarci che quanto costruito continui a generare del bene negli anni a venire, anche quando non ci saremo più.
La polizza sulla vita è uno strumento estremamente diffuso, ma spesso viene associato alla protezione economica della famiglia. In realtà si tratta di un atto di previdenza flessibile, che permette di estendere questo modo di prendersi cura anche oltre la propria cerchia familiare. Tra le diverse opzioni disponibili infatti, c’è anche quella che permette di indicare come usufruttuari della polizza anche associazioni di beneficenza o enti del terzo settore.
In questo articolo approfondiremo come funziona la designazione del beneficiario in una polizza vita, quali sono i vantaggi di questa scelta e in che modo questa soluzione si differenzia da altre forme di sostegno solidale.
Indice
La risposta è: praticamente chiunque si desideri. Chi stipula un’assicurazione sulla vita gode della massima libertà nell’individuazione della persona o dell’ente a cui destinare il capitale assicurato.
Nello specifico, la figura del beneficiario della polizza vita può coincidere con:
Non esiste alcun obbligo di coincidenza tra chi accede all’assicurazione e gli eredi previsti dalla legge. Questa elasticità rende la polizza vita una soluzione particolarmente apprezzata in diversi contesti personali, ad esempio nelle famiglie di fatto o nella gestione dell’eredità senza figli e coniuge, dove si desidera destinare liberamente una quota del proprio patrimonio a persone care o a cause sociali senza vincoli automatici di successione.
Designare un’organizzazione senza scopo di lucro all’interno della propria polizza vita è una strada percorsa da sempre più persone. Il motivo è semplice: è una modalità che consente di “convertire” i propri risparmi in un gesto di profonda vicinanza verso chi si trova o si troverà in condizioni di fragilità.
Scegliere un ente come beneficiario significa infatti affidargli risorse preziose perché possa continuare a portare avanti nel futuro la propria missione, sostenendo progetti e iniziative di assistenza e cura. È un modo per far vivere nel tempo i valori in cui si crede e contribuire, attraverso una scelta personale, a generare un beneficio per molte altre persone.
L’indicazione dell’associazione è altrettanto semplice: la scelta può essere fatta direttamente al momento della sottoscrizione della polizza, indicando l’ente nel contratto assicurativo, oppure successivamente, attraverso una comunicazione scritta alla compagnia. Il beneficiario può essere indicato anche nel testamento: se la disposizione testamentaria è successiva alla designazione fatta nella polizza o comunicata alla compagnia, prevale la volontà espressa nel testamento. In generale, infatti, è l’ultima designazione valida in ordine di tempo a determinare a chi sarà destinato il capitale assicurato.
L’importante è identificare l’ente in modo chiaro e univoco, riportandone la denominazione completa, l’indirizzo e e il codice fiscale. In questo modo la compagnia assicurativa potrà individuare con certezza il beneficiario a cui destinare il capitale previsto dalla polizza.
Polizza vita e lascito testamentario sono due modalità diverse per sostenere un ente di beneficenza. La differenza principale è che il capitale di una polizza vita destinato a un ente beneficiario non entra nell’eredità, mentre il lascito testamentario è una disposizione contenuta nel testamento e fa parte della successione. Per scegliere la soluzione più adatta al proprio caso è bene aver chiaro il loro funzionamento.
Il lascito testamentario rappresenta un atto formale di disposizione dei propri beni (mobili o immobili) destinato a entrare nell’asse ereditario e ad attivarsi solo con l’apertura delle pratiche di successione secondo le regole previste.
La polizza sulla vita, invece, resta un contratto privato stipulato direttamente con una compagnia di assicurazione. Questo fa sì che le somme destinate all’ente selezionato rimangano del tutto separate dall’eredità e possano essere liquidate in tempi molto più brevi e snelli, senza sottostare alla burocrazia della successione e senza gravare sul patrimonio da dividere tra gli eredi.
Accanto a queste forme di pianificazione rivolte al futuro, vale la pena ricordare che esiste poi un’altra modalità di supporto, più immediata: la donazione in vita (di somme di denaro o immobili). Se la polizza e il testamento pongono le basi per garantire continuità alle varie iniziative nel futuro, la donazione diretta permette a un’associazione di ricevere il contributo oggi e intervenire subito, offrendo risposte concrete ai bisogni assistenziali che le famiglie affrontano ogni giorno.
Se desideri orientarti tra queste diverse opportunità e comprendere a fondo i dettagli operativi di ciascuna, puoi anche leggere il nostro approfondimento dedicato al tema donazione o testamento solidale: le differenze.
È sempre possibile modificare o revocare la designazione della persona beneficiaria o dell’ente beneficiario, sia inviando una semplice comunicazione scritta alla compagnia di assicurazioni, sia inserendo una nuova disposizione all’interno del proprio testamento. La volontà di chi sottoscrive il contratto rimane sovrana per tutta la durata dello stesso.
La legge prevede soltanto due eccezioni in cui la facoltà di revoca viene meno:
In tutti gli altri casi, si mantiene la piena libertà di aggiornare la propria polizza, tenendo conto delle nuove esigenze personali o familiari.
Se il beneficiario o la beneficiaria della polizza vita muore prima della persona assicurata, il capitale non viene automaticamente destinato a un nuovo beneficiario: ciò che accade dipende da come è stata formulata la designazione e dalle indicazioni previste nella polizza. Per questo vale la pena rileggere periodicamente la designazione e inserire anche una figura sostitutiva: un secondo nome a cui affidare con fiducia il testimone, subentrando nell’ipotesi in cui il primo soggetto indicato non possa più ricevere il capitale.
Quella della scomparsa della persona beneficiaria è una possibilità che non sempre si prende in considerazione: nel tempo, infatti, le circostanze possono cambiare e la persona che avevamo scelto di tutelare potrebbe non esserci più al momento in cui la polizza produce i suoi effetti.
Senza una guida precisa nel contratto (o indicazioni che comprendano questa eventualità), la somma potrebbe quindi essere destinata agli eredi del beneficiario originariamente indicato, anche se questa non era l’intenzione iniziale dell’assicurato.
Nel caso di un ente, invece, la designazione offre per sua natura una maggiore continuità nel tempo: non è legata alla vita di una singola persona e permette quindi di affidare il proprio gesto a una realtà capace di portarne avanti nel futuro finalità e valori.
Decidere di destinare una polizza sulla vita o predisporre un lascito solidale a VIDAS significa proteggere il valore della cura e far sì che nessuna persona e nessuna famiglia debbano affrontare una malattia inguaribile da sola.
Noi di VIDAS garantiamo ogni giorno assistenza sociosanitaria completa e gratuita alle persone con malattie inguaribili e alle loro famiglie, portando il nostro supporto direttamente a domicilio, nell’hospice Casa VIDAS e nell’hospice pediatrico Casa Sollievo Bimbi.
Scegliendo di destinare una polizza vita a VIDAS è possibile assicurare una presenza quotidiana concreta, competente e confortevole nei momenti di maggiore fragilità a tantissimi adulti e bambini. Le polizze vita, i lasciti solidali e ogni forma di donazione sono linfa vitale per il nostro lavoro quotidiano.
Se desideri capire come inserire VIDAS nella tua polizza vita o approfondire le modalità di sostegno per il futuro, puoi consultare la sezione dedicata ai lasciti testamentari VIDAS.