Sara Orsenigo, fisioterapista VIDAS, spiega come nel Day Hospice pediatrico, spazi, competenze e sguardi diversi si incontrano per permettere a ogni bambino di esprimere al meglio le proprie potenzialità.

«La prima cosa che cambia nel mio lavoro in Day Hospice è il bambino stesso. Se a casa sono io a entrare – e ad adattarmi al suo mondo – qui è il bambino che esce dal proprio ambiente conosciuto, dalla propria casa, e compie una piccola magia: fa un passo verso l’esterno.»
Sara Orsenigo, fisioterapista VIDAS, racconta così una delle differenze più profonde tra il lavoro a domicilio e quello in Day Hospice. Non cambia solo il luogo: cambiano le relazioni, gli stimoli, le possibilità.
A casa è il professionista a entrare in un ambiente già definito e a lavorare con ciò che trova. In Day Hospice, invece, è lo spazio ad adattarsi al bambino. «Qui incontra altri bambini, altri professionisti, una piccola comunità. E spesso anche i genitori fanno un passo importante: riescono a lasciarlo per qualche tempo con noi, ad affidarlo all’équipe.»
Intorno al bambino lavorano fisioterapisti, educatori, infermieri, medici, psicologi, logopedisti e operatori di Dynamo Camp. Ognuno porta il proprio sguardo, e proprio dalla somma di questi sguardi nasce una presa in carico più ricca.
«Io posso concentrarmi sulla postura, l’educatrice sulla stimolazione, qualcun altro sull’ambiente o sulla relazione. Essere in tanti ci permette davvero di mettere il bambino al centro.»
Anche gli spazi diventano strumenti di cura. Le luci possono essere abbassate, i rumori ridotti, la postura modificata. Si può creare un ambiente più attivo oppure più raccolto e rilassante, a seconda di ciò che serve in quel momento.
«A volte a domicilio non puoi regolare il rumore o la luce e neppure la posizione del bambino è quella più favorevole. Qui possiamo creare un contesto su misura, e questo cambia molto le risposte.»
Risposte che non sempre sono evidenti. Possono essere un movimento delle mani, uno sguardo, un respiro che si fa più regolare. Per coglierle serve tempo, esperienza e attenzione.
«Con i nostri bambini bisogna imparare davvero a vedere. Spesso i cambiamenti sono piccolissimi. Se l’occhio non è allenato, rischi di non accorgertene.»
È uno degli apprendimenti più importanti che Sara riconosce nei suoi anni di lavoro in Day Hospice. Un’osservazione che si affina anche grazie al confronto continuo con gli altri professionisti.