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Quando parliamo di disfagia, ci riferiamo a una difficoltà nel deglutire correttamente. Non si tratta di una patologia a sé stante, ma di un sintomo che può manifestarsi a causa dell’età avanzata, di malattie neurologiche oppure durante il progredire di una malattia inguaribile. Per una persona con disfagia, il naturale passaggio del cibo o dei liquidi dalla bocca allo stomaco risulta alterato, rallentato o faticoso. Questo richiede un’attenzione particolare da parte di chi assiste: il rischio maggiore infatti, è che gli alimenti o l’acqua, anziché scendere nell’esofago, finiscano per errore nelle vie respiratorie.
Il primo passo per rendere il pasto sicuro in caso di disfagia è imparare a riconoscere ed evitare le consistenze che possono creare difficoltà alla deglutizione. Tra queste ci sono, soprattutto, quelle “a doppia consistenza”, in cui nello stesso boccone convivono una parte liquida e una solida: la classica pastina in brodo o il minestrone con verdure a pezzi ne sono esempi comuni.
Gestire contemporaneamente consistenze diverse richiede infatti una buona coordinazione dei meccanismi della deglutizione, che in presenza di disfagia può risultare più difficile.
Allo stesso modo è importante prestare attenzione anche ad altri alimenti che, per struttura o consistenza, possono aumentare il rischio di andare di traverso.
È bene quindi fare attenzione alle verdure filacciose, come sedano, carciofi e finocchi, i formaggi filamentosi e i cibi secchi, duri o friabili, come cracker, fette biscottate e frutta secca. Sbriciolandosi o separandosi facilmente in bocca, questi alimenti possono infatti essere più difficili da controllare e deglutire in sicurezza.
In caso di disfagia, è importante prestare attenzione alla consistenza degli alimenti. Per facilitare la deglutizione si possono preferire, soprattutto nelle forme più gravi di disfagia, alimenti dalla consistenza cremosa, morbida e priva di grumi o pezzetti. Non tutte le forme di disfagia, però, comportano lo stesso livello di difficoltà nella deglutizione: la consistenza degli alimenti deve quindi essere adattata al tipo e alla gravità del disturbo, seguendo le indicazioni dei professionisti sanitari.
Anche gesti apparentemente semplici, come offrire un bicchiere d’acqua, meritano attenzione. I liquidi, infatti, scorrono molto rapidamente e, in presenza di disfagia, possono risultare più difficili da controllare durante la deglutizione.
In questi casi possono essere utili gli addensanti, polveri generalmente insapori che permettono di modificare la consistenza di acqua, brodo, succhi e altre bevande, rendendole più dense e quindi più facili da gestire. A seconda della quantità utilizzata, è possibile ottenere consistenze diverse, da quelle più fluide fino a quelle simili a un gel o a un budino, senza alterare in modo significativo il sapore.
Infine, perché il momento del pasto resti piacevole e non diventi fonte di fatica, è importante non forzare mai le quantità. Può essere utile frazionare l’alimentazione in porzioni più piccole, proposte con calma e distribuite nel corso della giornata, rispettando i tempi e le esigenze della persona.
In questo modo è possibile favorire un’alimentazione più serena, evitando di affaticare o mettere a disagio chi ha difficoltà nella deglutizione e preservando, per quanto possibile, il valore del pasto come momento di cura, relazione e quotidianità.

Oltre alla selezione dei cibi più adatti alla persona con disfagia, contano anche i gesti e l’atmosfera che accompagnano il momento del pasto, che possono incidere notevolmente sull’esperienza generale. Un ambiente tranquillo, silenzioso e privo di distrazioni è preferibile a un ambiente caotico o rumoroso. Ad esempio, una televisione accesa e tenuta ad alto volume potrebbe non permettere alla persona di concentrare tutte le sue energie sull’atto di deglutire.
Un ruolo importante nella gestione della disfagia è svolto anche dalla postura durante i pasti. In generale, è consigliabile mantenere una posizione seduta, con la schiena ben dritta e la testa in posizione neutra, allineata al tronco. Tuttavia, non tutte le forme di disfagia richiedono gli stessi accorgimenti: in alcuni casi può essere utile adottare posture specifiche, come una leggera flessione del capo in avanti verso il petto. La posizione più adatta deve quindi essere individuata in base alla tipologia di disfagia e alle difficoltà di deglutizione della persona, seguendo le indicazioni dei professionisti sanitari.
La regola d’oro è aspettare con calma che la bocca sia del tutto vuota prima di avvicinare di nuovo il cucchiaio, proponendo sempre piccoli bocconi. Nel mentre, resta semplicemente in ascolto: colpi di tosse, la voce gorgogliante o un respiro che cambia ritmo sono segnali di disagio a cui prestare attenzione.
All’inizio può sembrare complesso mettere in pratica tutte queste indicazioni. Per aiutarti a comprendere meglio i gesti e le attenzioni da adottare durante il pasto, ti invitiamo a guardare il nostro video tutorial, pensato per accompagnarti in modo semplice e concreto.
Vedere i propri piatti preferiti cambiare aspetto e consistenza può essere difficile da accettare e, in alcuni casi, ridurre il desiderio di mangiare. Anche per questo la presentazione del piatto ha un ruolo importante: prendersi il tempo di servire una pietanza curando i colori, disporre il cibo con attenzione o utilizzare appositi stampi per per restituire agli alimenti frullati una forma più riconoscibile può rendere il pasto più invitante e familiare.
Nell’assistenza domiciliare vediamo ogni giorno quanto contino anche il tempo e la pazienza. Un approccio sereno, capace di rispettare i ritmi della persona senza forzarli, aiuta a vivere il momento del pasto con maggiore tranquillità, preservandone il valore di cura e vicinanza. Un’attenzione ancora più importante quando ci si occupa della gestione nutrizionale delle persone allettate, per le quali ogni gesto richiede delicatezza, ascolto e gradualità.

Nutrire una persona cara affetta da una malattia inguaribile significa prendersi cura di molti aspetti insieme: non solo di ciò che viene portato in tavola, ma anche dei cambiamenti nell’appetito, delle difficoltà che possono comparire, dei tempi più lenti e delle nuove esigenze che la malattia può portare con sé. È un compito che nasce dall’affetto, ma che può essere anche molto impegnativo. Sentirsi a volte stanchi, incerti o sopraffatti dai dubbi è comprensibile, soprattutto quando non è semplice capire quale sia la scelta migliore.
Noi di VIDAS siamo accanto alle famiglie anche nella gestione quotidiana dell’alimentazione, con l’obiettivo di offrire indicazioni concrete e un sostegno costruito intorno ai bisogni della persona. Le nostre équipe multidisciplinari mettono insieme competenze diverse per valutare ogni situazione con attenzione e individuare, quando necessario, un piano nutrizionale personalizzato, che tenga conto delle condizioni cliniche, delle difficoltà presenti, delle preferenze e della qualità della vita.
Per noi, infatti, alimentare non significa semplicemente garantire un apporto nutrizionale adeguato. Significa anche rispettare desideri, limiti e abitudini, evitare forzature e cercare, per quanto possibile, di preservare il piacere, la familiarità e il valore relazionale del momento del pasto. È così che la cura resta centrata sulla persona, accompagnandola con competenza, rispetto e attenzione in ogni fase della malattia.
Per approfondire questi aspetti, puoi leggere il nostro articolo dedicato all’alimentazione nei malati inguaribili e scoprire anche come prenderti cura dell’igiene del cavo orale, un gesto quotidiano importante per il benessere e il comfort della persona.