
A volte un luogo di cura è semplicemente un posto in cui poter vivere, per quanto possibile, una quotidianità normale. Piccoli momenti di vita ordinaria che trovano spazio dentro una routine segnata dalla malattia. Anche la cura dei dettagli contribuisce a questo: scegliere materiali, colori, soluzioni che restituiscano dignità e attenzione alla persona.
Quando una condizione di disabilità è difficile da accettare, l’aspetto di un ausilio può diventare un primo passo per renderlo più tollerabile. Prendersi cura del corpo significa anche saper scegliere e adattare gli strumenti, tenendo conto della storia, delle emozioni e delle esigenze di ciascun paziente.
Spiega Lucia Moneta, fisioterapista e responsabile dell’area riabilitativa in VIDAS: “Penso a un ragazzo ancora in cura, Matteo, che la prima volta è venuto per un ricovero di sollievo. Chiedo alla mamma di descrivermi la loro giornata tipo e scopro che da qualche tempo Matteo non esce perché ogni volta che viene messo sulla sedia a rotelle piange. Dietro l’intenzione, senz’altro in buona fede, di correggere la sua postura, si era finito per annullare la sua socialità. Abbiamo modificato la sedia a rotelle in modo che Matteo non soffrisse quando ci stava seduto”.
Lucia si schermisce: “Non abbiamo fatto nulla di straordinario: abbiamo solo adattato l’ausilio al bambino”.

Sottolinea Federico Pellegatta, responsabile infermieristico di Casa Sollievo Bimbi:
“Qui abbiamo la possibilità di lavorare in équipe multidisciplinare e ciò aiuta anche a far questo: allargare lo sguardo, non stare solo sulla malattia, ma guardare le persone, i bambini e i loro genitori.”
“Chiedersi com’è fatta la loro casa, se c’è un ascensore, significa porsi all’altezza delle famiglie, indossare il loro punto di vista, comprendere la loro fatica e adattare gli interventi ai loro reali bisogni”.
Riprende Lucia: “Penso a Mirko, che non c’è più, con cui abbiamo trasformato la fisioterapia in un gioco a lui comprensibile, usando la palla, facendo cose che sembravano impossibili. Settimana dopo settimana, in day hospice, rispondeva già agli stimoli”.
Qualche volta accade l’inaspettato e che degli ausili ci si possa liberare. “Ho un bambino nel cuore”. Lucia si commuove: “Ryan. È stato il primo accolto qui. Era arrivato con una prognosi terribile e un’aspettativa di vita di una settimana. Aveva tante strumentazioni. Assieme alla sua mamma determinata, abbiamo iniziato un percorso lunghissimo. Ha fatto i suoi primi passi con noi. Ora va alla scuola materna. Si è passati da una proiezione di vita di una settimana a un bambino che cammina e va all’asilo”.
Questo articolo è tratto dal Notizario “Insieme a VIDAS”.
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