Era il 2004 quando Annalisa, per caso, sentì parlare della nostra associazione per la prima volta e decise di fare una donazione. Poco dopo arrivò il Notiziario, che l’ha accompagnata negli anni. «È stato così che ho conosciuto davvero VIDAS.»
Pagina dopo pagina, Annalisa ha scoperto la visione di Giovanna Cavazzoni, i progetti e le storie di pazienti, famiglie, operatori e volontari. Racconti che le hanno fatto capire cosa significhi prendersi cura: non un gesto isolato, ma un impegno quotidiano condiviso. «Ho sempre avuto la certezza che ogni contributo venisse utilizzato per realizzare qualcosa di concreto.»
Quella fiducia, coltivata nel tempo, si è tradotta in un sostegno costante: prima con donazioni periodiche e il 5×1000, poi scegliendo di diventare donatrice regolare. «È stato un passaggio naturale. Volevo che il mio sostegno fosse continuo. Donare arriva dal cuore ed è una soddisfazione personale, anche con un piccolo contributo.»
Essere presenti e costanti è l’eredità che Annalisa, e le sue sorelle, hanno ricevuto dalla loro mamma. “Lei ci ha sempre insegnato il valore della solidarietà. Ogni anno sosteneva diverse associazioni e ci ha trasmesso l’importanza di aiutare chi ha bisogno.”
Qualche mese fa, con l’occasione di questa intervista, Annalisa ha avuto modo di visitare Casa VIDAS. «È emozionante vedere dal vivo quello che per anni ho conosciuto attraverso tante storie. Qui la cura va oltre l’assistenza sanitaria. »
Una parola, cura, che ritorna spesso nelle sue parole. Così come le storie di Hector e di tanti altri adulti e bambini che hanno trovato in VIDAS assistenza e dignità.
Dopo la visita, Annalisa ci ha scritto: «Spero con tutto il cuore che la mia testimonianza possa essere d’ispirazione a nuovi sostenitori. Tante donazioni, grandi e piccole, insieme possono costruire qualcosa di straordinario. Ogni goccia può formare un oceano.»
La fiducia, in fondo, si costruisce proprio così: con costanza, una storia alla volta, un gesto alla volta.